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martedì 22 settembre 2026

Sui pregiudizî e le falsità contro gl'islamici

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Sul controllo genitoriale a scuola

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Signora, lei è un ottimista. Per più motivazioni:

1. perché non conosce il comportamento immaturo di tante persone adulte. Eppure basta scorrere anche all'interno di questa piattaforma per leggere interventi puerili, superficiali, aggressivi: ora, è vero che ancora non è stato introdotto il controllo dell'età, tuttavia la più gran parte dei frequentatori sono persone "adulte" – almeno anagraficamente;

2. perché quelle stesse persone adulte immature votano; e chiedono, anzi esigono, anzi impongono alla politica di consentire di sfogare sui figli le proprie frustrazioni. Com'è facile capire, il modo più semplice per ottenere il risultato è consentire loro la sorveglianza dei figli fino all'età della pensione: il risultato è che la legislazione attuale considera il figlio minorenne fino ai diciassette anni, undici mesi e ventinove giorni, e maggiorenne allo scadere della mezzanotte.

La cosa è talmente tanto vera che, in base ai principi giuridici vigenti in Italia sulla responsabilità civile dei docenti e della scuola (la cosiddetta culpa in vigilando), se un alunno cade dall'autobus durante un'attività scolastica (come una gita o un trasferimento), il docente accompagnatore può essere denunciato o chiamato in causa per omessa vigilanza: anche se l'alunno ha, ripeto, diciassette anni e undici mesi;

3. per contro, i genitori non fanno più i genitori, bensì i tifosi dei figli. Lo dimostra il fatto che, mentre una volta se il ragazzino prendeva un brutto voto il genitore lo rimproverava, oggi se l'insegnante mette un brutto voto al ragazzino i genitori lo aggrediscono. Come dice Giovanni Storti (membro del famoso trio di attori comici), «si sta ribaltando la situazione».

A tutto ciò esiste una spiegazione, ma non esiste una soluzione. La spiegazione sta in un atteggiamento eccessivamente protezionista nei confronti dei figli; atteggiamento che si è sviluppato all'incirca dagli anni Ottanta. Mentre alla fine della Seconda Guerra Mondiale la nostra società ha ritenuto che i bambini non debbano più a lavorare, ma debbano studiare (articolo 34 della Costituzione; peraltro assurto più che condivisibile), successivamente il discorso è tracimato fino a ritenere che il ragazzo deve essere libero di fare qualsiasi cosa che gli passa per il capo; perché qualsiasi cosa sarebbe una sua libera espressione, e qualsiasi costrizione impedirebbe lo sviluppo della psiche del "bambino" – anche quando il bambino, come ho scritto, ha ormai diciassette anni e undici mesi.

Il risultato sono ragazzi incapaci di affrontare una qualunque negazione, che sia un insufficienza a scuola, una sgridata a casa o una risposta negativa da parte della ragazzina che piace tanto. Testimonianza di questa situazione sono tanti fatti di cronaca che apparentemente non hanno una spiegazione, ma al contrario possono essere pacificamente spiegati con, dicevo, un'educazione eccessivamente libertaria e garantista (e irresponsabilizzante) del figlio.

In tutto questo discorso nessuno si azzarda a tentare di fermare la marea nera: perché come ho testé scritto, le persone adulte e immature votano, e nessuno vuole perdere quei voti. Anche a costo di far prendere una coltellata a un'insegnante: la quale di proprio perdona il proprio aggressore (perché italiano?) e si proclama fautrice della remigrazione degli stranieri; ciò non ostante che per proteggerla sia intervenuto un ragazzo straniero (per la precisione congolese). Poi pretendiamo che i nostri giovani diventino adulti…


lunedì 21 settembre 2026

Sull'avvento dell'idiozia

 

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> Ma come è potuto succedere?

Siamo diventati ricchi, anche se in più passaggi. Prima nel XVI Secolo, quando scoprimmo le Americhe, e cominciammo l'opera di sterminio, devastazione e sfruttamento di quei continenti, opera che tuttora perdura; poi alla metà del XVIII Secolo, quando fu messa a punto la macchina a vapore, il primo strumento capace di generare più energia d'un cavallo o d'un bue; infine all'inizio del XX Secolo, quando fu messo a punto il motore a scoppio. Da quel momento la ricchezza di questa parte di mondo è praticamente decollata, arrivando a vette impensabili fino a cinquecento anni fa.

> Dov’eravamo mentre gli idioti
> prendevano il potere?

A pranzo.

In epoca moderna si è troppo romanticizzato il concetto di "popolo": il popolo è sempre visto come un'entità positiva. È il grave errore delle sinistre da salotto, che vedono il popolo col binocolo; tuttavia è lo stesso errore del terzomondismo, che prova indulgenza verso abitudini atroci come lapidazioni di adultere e burqa e tortura degli avversarî politici.

Il popolo, oltre a essere conformista, razzista, ossequiente per convenienza e traditore per lo stesso motivo, è anche facile alla prοstιtυzιοnε verso il potere. Quando ha cominciato a non morire di fame, non morire di malattie banali, non essere terrorizzato dal rischio delle invasioni militari, s'è accomodato a tavola. Il risultato è stato: passare dalle malattie dovute alla malnutrizione e alle infezioni intestinali alle malattie da iperalimentazione, passare dall'altruismo verso chi stava peggio di noi all'invidia per chi ha più di noi e all'avidità per chi ha anche solo quel poco, passare dalla ricerca della felicità e della serenità alla ricerca dell'opulenza.

Quando furono scoperte le Americhe un'enorme quantità di beni cominciarono a provenire da quei continenti: non solo gemme e metalli preziosi, ma anche cibo e fibre, come il cotone. Il risultato fu che un enorme messe di persone, che prima si nutrivano con i prodotti della terra, improvvisamente si trovarono il mercato invaso da quegli stessi prodotti provenienti da oltreoceano che però costavano la metà, se non addirittura un terzo, rispetto a quanto lor serviva per poter sopravvivere, campare, mangiare. Nacquero così le arti che andavano per la maggiore, come appunto la pellicceria, l'oreficeria e la tessitura, e le arti che andavano per la minore, come appunto la muratura, l'agricoltura e l'allevamento.

Quell'enorme mole di gente affamata divenne presto vittima dello sfruttamento degl'industriali, i quali avevano bisogno di mettere al lavoro alle macchine del personale da pagare poco e sfruttare tanto: che dolore provai, quando vidi per la prima volta le forografie di bambine e bambini di neanche dieci anni con le dita mozzate dalle macchine per la filatura. Solo in quel momento cominciò a nascere un sentimento di rivalsa da parte del terzo stato nei confronti della borghesia. In particolare i poveri si resero conto che la motivazione della propria condizione era dovuta alla mancanza d'istruzione e conoscenza, alla incapacità di leggere, scrivere, far di conto: nacquero così il comunismo e la scuola pubblica, furono create le biblioteche popolari e la gente comune cominciò per l'appunto a fare politica.

Oggi il cittadino non è più interessato alla politica perché può mangiare, e tanto: il risultato, appunto, è stata la lenta tracimazione della società verso l'idiozia. Vladimir Lenin disse: «In politica, indifferenza è soddisfazione. L'etichetta di disimpegnato non è altro che l'espressione velata, ipocrita, passiva dell'appartenenza al partito dei satolli, dei governanti, devi sfruttatori». Per quale motivo io, cittadino senza più problemi, mi dovrei occupare della società? Io penso solamente a me stesso, penso a far soldi – dal momento che sono lì, disponibili per chiunque: basta allungare le mani e avere abbastanza pelo sullo stomaco da passare su cadaveri, sofferenze, sfruttamento. Dopotutto era la stessa cosa che faceva all'epoca la nobiltà e successivamente la borghesia: niente di nuovo sotto il sole.

giovedì 20 agosto 2026

Sul santo verbo

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/reel/2537924246712500/?comment_id=988890524198476&__tn__=R .

Over the centuries, there have been so many versions of the Divine Word that an encyclopedia wouldn't be enough to contain them all. To this we must add the wars—I repeat wars, I repeat wars—that Christians and Muslims, who in my house are two sides of the same coin, have waged against each other because each of them was absolutely, completely, and incontrovertibly certain that their interpretation was the true word of God.

Today you have become soft, smooth, and gentle only because you were defeated—one name for all: Napoleon Bonaparte. Yet, wherever the so-called Holy Word still imposes its dictatorship, the worst injustices, the worst coercion, the worst violence are perpetrated, as only under communist regimes. Mahsa Amini was killed for showing a single hair out of place; in Iran, Saudi Arabia, Yemen, Nigeria, Sudan, and Somalia, gay people can be legally killed—and it doesn't matter if they've never stolen, never raped, never killed anyone.

For this reason, I don't believe you. I don't believe in the text, I don't believe in the spirit, I don't believe in divine rules. I don't trust those who first create evil, then propose to free me from it—how, exactly? Through submission, subservience, slavery? "You're not your own": is this really God's will? All of this is dishonest to say the least. So keep your god, whom you created for yourselves; keep your word, keep your injustices, keep your presumption. I will survive just fine without them.

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Traduzione in 💚🤍❤️

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Nel corso dei secoli, sono esistite così tante versioni della Parola Divina che un'enciclopedia non basterebbe a contenerle tutte. A questo dobbiamo aggiungere le guerre – ripeto guerre, ripeto guerre – che cristiani e musulmani, che a casa mia sono due facce della stessa medaglia, si sono combattuti perché ognuno di loro era assolutamente, completamente e inconfutabilmente certo che la propria interpretazione fosse la vera parola di Dio.

Oggi siete diventati docili, mansueti e gentili solo perché siete stati sconfitti – un solo nome per tutti: Napoleone Bonaparte. Eppure, ovunque la cosiddetta Parola Sacra imponga ancora la sua dittatura, si perpetrano le peggiori ingiustizie, le peggiori coercizioni, le peggiori violenze, come solo sotto i regimi comunisti. Mahsa Amini è stata uccisa per aver mostrato un solo capello fuori posto; in Iran, Arabia Saudita, Yemen, Nigeria, Sudan e Somalia, le persone omosessuali possono essere legalmente uccise – e non importa se non hanno mai rubato, non hanno mai stuprato, non hanno mai ucciso nessuno.

Per questo motivo, non vi credo. Non credo nel testo, non credo nello spirito, non credo nelle leggi divine. Non mi fido di coloro che prima creano il male e poi si propongono di liberarmi da esso: come, esattamente? Attraverso la sottomissione, la servitù, la schiavitù? "Non appartieni a te stesso": è davvero questa la volontà di Dio? Tutto ciò è a dir poco disonesto. Quindi tenetevi il vostro dio, che vi siete creati; tenetevi la vostra parola, tenetevi le vostre ingiustizie, tenetevi la vostra presunzione. Io sopravviverò benissimo anche senza di loro.

giovedì 11 giugno 2026

Sullo sfruttamento del lavoratore

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/anchelapecorapensa/posts/pfbid0uBSziSTfpwKN6Cr6ub57Kpmt7DTdtGWEE6VC3f5TAQCwW7wDMdGtUPqGucQD3gtzl?comment_id=4501688726766036 .

Probabilmente con questo testo andrò controcorrente; tuttavia ci sono abituato, so bene per quanta parte il mio modo di vedere le cose sia completamente alieno rispetto al modo del mio prossimo. L'unica differenza è che io adduco prove alle mie osservazioni.

Il mio testo non sarà specificamente contrario alle multinazionali, contrario al capitalismo, contrario alla cultura occidentale: sarà invece contro l'essere umano per sé stesso. Lo sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano non è una cosa nata in questo secolo, o in quello precedente, o chissà quando: al contrario è una cosa che esiste da sempre, è una cosa connaturata con l'essere umano, il quale perciò dovunque esso si trovi e qualsiasi lavoro esso stia facendo, in un modo o nell'altro esso si manifesta. Intendo dire che si manifesta nei regimi capitalisti come nei regimi comunisti, nel mondo cattolico come in quello protestante, nel mondo cristiano come in quello islamico (vedi la kafala, un sistema in cui un musulmano garantisce per un migrante affinché questo possa lavorare nel paese arabo; tuttavia il garante trattiene per sé i documenti, rendendo così il migrante sostanzialmente uno schiavo), nel mondo di cultura europea come nel mondo asiatico, sia esso medio sia esso estremo, come nel mondo africano.

Certo, ci sono state anche occasioni in cui la società umana non si è fondata sullo sfruttamento, bensì sulla partecipazione di tutti i membri della comunità: ma si tratta di mosche bianche in un universo fatto di mosche nere. La schiavitù vera e propria è documentata fin dai tempi degli antichi egizi, e quella citata nel testo principale è sostanzialmente una forma di schiavitù. Le uniche due occasioni di cui ho testé accennato sono 1. le polis greche (non per niente il termine democrazia ci viene dal greco), fondate nel Mediterraneo e troppo lontane dalla città d'origine, tal che esse hanno cominciato ad amministrarsi da sole; 2. i liberi comuni di epoca medievale, i quali come le città greche sia amministravano da sé.

Come anche il più distratto dei lettori avrà notato, il tratto comune delle due situazioni è la dimensione della città, abbastanza ridotta da fare in modo che tutti i membri si conoscessero tra loro e fosse così impossibile l'esistenza di soggetti troppo ricchi, disonesti, schiavisti. Il risultato fu che queste piccole comunità furono costituite da membri posti tutti allo stesso livello sociale, dove ognuno dava il proprio contributo alla comunità. Le elezioni non erano il momento di chissà quale accordo fra potenze commerciali, economiche, militari: i candidati erano persone note, non come oggi che vede realistica la frase «Lei non sa chi sono io» – è vero, in realtà l'attuale elettorato vota gente che non conosce, e quando la conosce la vota poi per (supposta) convenienza, e non certo perché essa s'adoperi per il bene comune. Cito qui a latere il caso della Repubblica Marinara di Genova, ove i cinque membri dei Serenissimi Collegi erano scelti a sorte in una lista di novanta nomi (Legis Novae del 1576), e rimanevano in carica per due anni – impedendo così tra l'altro l'istaurazione di dinastie che sarebbero state eccessivamente ingombranti; situazione da cui discende il napoletanissimo gioco del lotto.

Oggi, al totale contrario, viviamo in un sistema globalmente schiavista, dove il lavoro non è più la cosa più importante bensì è semplicemente una componente secondaria del sistema economico. Il lavoratore è soltanto la scocciatura di dover pagare quattro spicci al tizio che deve svolgere quel lavoro, per il quale non possiamo ricorrere a mezzi meccanici: tuttavia è questione di tempo, così come all'epoca il lavoratore fu sostituito dalle macchine (e nacquero così i movimenti luddisti, tesi appunto alla distruzione delle macchine, che altro non erano se non che lo strumento per evitare di pagare i lavoratori), oggi invece sarà sostituito dall'intelligenza artificiale, robot umanoidi che potranno lavorare ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette, senza soste neanche per dormire, senza ferie, senza diritti. Sarà il paradiso dei capitalisti, e l'inferno dei lavoratori, ridotti a un precariato perenne.

Il problema è che la popolazione è stata educata da secoli di capitalismo, quindi oggi invece di puntare il dito contro imprenditori avidi, malvagi, bugiardi, lo punta contro il lavoratore migrante, precario, disoccupato, incolpandolo di essere egli la causa del danneggiamento della società civile dove vive. Come giustamente osservava Malcolm X, "Se non state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono"; e in particolare dal secolo passato a oggi indovina chi controlla sempre più i mezzi di comunicazione. Io, per me, da una parte sono fortunato, perché non avendo figli mi possa permettere di arrivare a compimento della mia esistenza senza preoccuparmi troppo del futuro; ma per contro penso ai miei studenti, che dovranno affrontare un mondo sempre più cinico, avido, violento – anche se la violenza non si manifesterà con una coltellata o una manifestazione di strada repressa dalla polizia, bensì con una minaccia di licenziamento (che già adesso qualcuno considera essere una forma d'estorsione: https://www.facebook.com/corsomagistraturanapoli/posts/pfbid0RnLFXRK57xEK3jbAfhENs3RXXXML6mD7oLVt1NYPNMmEPX1Xdc8cYfiThCawpoP2l ).

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> Non sei controcorrente

Lo sono, eccome: lo sono su decine di temi, questo dell'economia (e del lavoro) è solo uno dei tanti.

> il problema non ha un colpevole
> specifico da indicare,

Sì, in questo senso è vero.

> se lo sfruttamento è connaturato
> all'essere umano, allora ogni
> azione di resistenza è destinata
> a essere riassorbita, e la
> lucidità diventa paralisi.

Precisamente. Gli Stati Uniti furono creati da pionieri venuti da decine di posti nel mondo (Italia, Irlanda, Germania, ultimamente Polonia…) eppure oggi abbiamo un movimento di suprematisti bianchi i quali, siccome sono di origine britannica e le prime tredici colonie erano britanniche, si sentono il buco del ϲuλo un dito più su di tutti gli altri. Eppure in linea teorica sarebbero tutti immigrati – a parte i nativi, cioè i pellerossa.

E che cosa dire dell'Italia? Sono bastati ottant'anni, quindi una generazione, per fare in modo che il fαscιsmσ tornasse al potere: certo un fascismo all'acqua di rose, anche perché non siamo più negli anni Venti del secolo passato e certi sistemi non sarebbero più possibili; tuttavia è ugualmente fatto di disprezzo per i nεgrι e gl'immigrati in genere, ciancia ai quattro venti di "sovranità" – infatti s'è visto, elogia il primo arrivato… ma dimentica che fino a ieri erano gl'italiani a emigrare, tant'è che sono convinto che se mostrassimo una fotografia di appunto emigranti italiani a costoro che sono i nipoti sono convinto che non li riconoscerebbero, e magari li etichetterebbero come albanesi.

Albanesi che, c'è da dire, proprio in questi giorni stanno dimostrando di avere un senso della democrazia notevolmente superiore al nostro, tant'è che sono scesi in strada per lottare contro il capriccio della First Lady statunitense e il rischio di distruggere un'area protetta. Perciò altro che migranti albanesi.

> Ma mi chiedo se quella paralisi
> non sia anch'essa una forma di
> complicità — più raffinata, più
> dignitosa, ma ugualmente
> funzionale al sistema.

Be', io parlo per me. Se mi sono arreso è stato dopo quindici anni di sindacato, quando mi sono accorto che mentre io mi dannavo l'anima per ottenere diritti i miei colleghi andavano a… diciamo pietire al direttore amministrativo, peraltro per fregarsi cento lire l'un con l'altro; se mi sono arreso è stato dopo otto anni di politica andati perduti in pochi mesi, e non solo: da allora i compagni d'arme non si sono più visti né rincontrati, ognuno chiuso nella propria abitazione a guardare 'a cempionz.

Detto ciò: Wolfgang Goethe disse che «S'inizia a essere liberi solo quando ci si accorge d'essere condizionati»: mi domando quanti, in Italia e nel mondo, sanno che la propaganda (di partito, di stato, di religione) è così pervasiva da convincerci che il problema, ripeto, sono i migranti irregolari.

> anche il luddismo — che citi —
> aveva ragione sui fatti e torto
> sulla strategia

Sono d'accordo: ho citato il movimento unicamente per fare un confronto con l'attuale situazione.

> Ai tuoi studenti

Premesso che non sono un insegnante, bensì un assistente di laboratorio linguistico: sono d-e-c-e-n-n-î che provano a farmi passare per un molestatore, peccato che nonostante la mia sfida (se veramente fossi il mostro che dipingete, portatemi in tribunale e fatemi condannare) nessuno sia riuscito a trovare una prova convincente, sostanziale, risolutiva della mia colpa. Sono decennî che spiego ai miei studenti i retroscena, i trucchi semantici, le cαzzαtε fatte passare per verità assolute che manco l'imitazione di Silvan di Raul Cremona.

Nonostante ciò, come cantavano Paul Simon e Arthur "Art" Garfunkel nel brano The boxer – il pugile:

«Nella radura si erge un pugile,
un combattente per mestiere,
e porta con sé i segni
di ogni guantone che lo ha steso
o ferito finché non ha gridato,
nella sua rabbia e nella sua vergogna:
"Me ne vado, me ne vado".
Ma il combattente rimane ancora».

Sia pur nel suo piccolo raggio d'azione.