> Ma allora la domanda è: ci siamo chiusi
> dentro o è il mondo intero ad averci chiusi
> fuori?
Ci siamo chiusi dentro. L'abbiamo fatto perché è molto più
facile chiudersi dentro e lasciare il mondo fuori con i suoi problemi, con le
sue difficoltà, con le sue questioni irrisolte – di cui, francamente, non ce ne
frega niente. Non ci frega niente delle madri in difficoltà, non ci frega
niente delle persone anziane, non ci frega niente dei giovani – e la cosa è
talmente tanto vera che perfino mio padre all'epoca è potuto andare in pensione
con diciannove anni sei mesi e un giorno di lavoro; tuttavia non gli ho potuto
dire niente, perché questa era la legge. Era una legge assurda, ma la casta
politica, pur di comprarsi l'elettorato, ha distribuiti favori e prebende come
se non ci fosse un domani: e la cittadinanza, pur sapendo di che cosa si
trattasse, si è fatta beffe persino dei propri figli, che infatti oggi si
ritrovano a dover emigrare perché in questo paese non è possibile lavorare
onestamente.
Detto ciò. Come credo avrai capito leggendo i miei
interventi, io invece sono stato chiuso fuori dal mondo: fino a qualche tempo
fa continuavo ad andare al ristorante anche se avevo fatta amicizia con
l'esercente, continuavo ad andare a teatro anche se aveva fatto amicizia con le
compagnie teatrali, continuavo a cercare di avere una vita nonostante che
sovente mi sia ritrovato solo. Adesso mi sono stancato, di fare amicizia con
l'esercente, di fare amicizia con la compagnia teatrale, di fare amicizia col
cane randagio del vicinato, l'unico che si accorge della mia esistenza perché
perfino il benzinaio è diventato elettronico.
In realtà le chiavi sono soltanto la scusante che adduciamo
per chiuderci fuori dal mondo: la vera motivazione sta in questo desiderio
nichilista, egoista, autoreferenziale di cui ci siamo fatti portatori. Indice
di questa mentalità è l'aumento di canali televisivi e la contemporanea
diminuzione di vendite di giornali, libri, perfino di film in DVD. Perché anche
il ragionamento ci pesa, perché anche il noleggio di un'opera cinematografica
ci costa; e anche se sappiamo benissimo che attraverso i canali televisivi si
diffondono oceani di menzogne ci facciamo bastare quello che passa il video
convento, ascoltare senza replicare e soprattutto senza pensare.
Nel frattempo, per dirla Con Tito Livio, «Dum Romae
consulitur, Saguntum expugnatur» mentre a Roma si discute – cioè, mentre
guardiamo la televisione, Sagunto è espugnata – cioè, la società frana
lentamente verso il baratro. E io, novella Cassandra, continuo a predire un
futuro talmente tanto consequenziale alla situazione contingente che chiunque
avesse un minimo di capacità di discernimento se ne accorgerebbe da sé. Staremo
a vedere che cosa succederà: chi vivrà, vedrà. Io, nel mio piccolo, oramai mi è
rimasto poco da vivere: mi spiace per coloro che verranno dopo di me.
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