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venerdì 26 giugno 2026

Sull'isolazionismo sociale

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid0qQbnGzmLATtM8rj7w83nXyEPJKfuwStHW8QVdSWg1Qh8pXCRBqrbx3LQaTQ6K4E7l&id=100063454274175&comment_id=999085466306729 .

> Ma allora la domanda è: ci siamo chiusi
> dentro o è il mondo intero ad averci chiusi
> fuori?

Ci siamo chiusi dentro. L'abbiamo fatto perché è molto più facile chiudersi dentro e lasciare il mondo fuori con i suoi problemi, con le sue difficoltà, con le sue questioni irrisolte – di cui, francamente, non ce ne frega niente. Non ci frega niente delle madri in difficoltà, non ci frega niente delle persone anziane, non ci frega niente dei giovani – e la cosa è talmente tanto vera che perfino mio padre all'epoca è potuto andare in pensione con diciannove anni sei mesi e un giorno di lavoro; tuttavia non gli ho potuto dire niente, perché questa era la legge. Era una legge assurda, ma la casta politica, pur di comprarsi l'elettorato, ha distribuiti favori e prebende come se non ci fosse un domani: e la cittadinanza, pur sapendo di che cosa si trattasse, si è fatta beffe persino dei propri figli, che infatti oggi si ritrovano a dover emigrare perché in questo paese non è possibile lavorare onestamente.

Detto ciò. Come credo avrai capito leggendo i miei interventi, io invece sono stato chiuso fuori dal mondo: fino a qualche tempo fa continuavo ad andare al ristorante anche se avevo fatta amicizia con l'esercente, continuavo ad andare a teatro anche se aveva fatto amicizia con le compagnie teatrali, continuavo a cercare di avere una vita nonostante che sovente mi sia ritrovato solo. Adesso mi sono stancato, di fare amicizia con l'esercente, di fare amicizia con la compagnia teatrale, di fare amicizia col cane randagio del vicinato, l'unico che si accorge della mia esistenza perché perfino il benzinaio è diventato elettronico.

In realtà le chiavi sono soltanto la scusante che adduciamo per chiuderci fuori dal mondo: la vera motivazione sta in questo desiderio nichilista, egoista, autoreferenziale di cui ci siamo fatti portatori. Indice di questa mentalità è l'aumento di canali televisivi e la contemporanea diminuzione di vendite di giornali, libri, perfino di film in DVD. Perché anche il ragionamento ci pesa, perché anche il noleggio di un'opera cinematografica ci costa; e anche se sappiamo benissimo che attraverso i canali televisivi si diffondono oceani di menzogne ci facciamo bastare quello che passa il video convento, ascoltare senza replicare e soprattutto senza pensare.

Nel frattempo, per dirla Con Tito Livio, «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur» mentre a Roma si discute – cioè, mentre guardiamo la televisione, Sagunto è espugnata – cioè, la società frana lentamente verso il baratro. E io, novella Cassandra, continuo a predire un futuro talmente tanto consequenziale alla situazione contingente che chiunque avesse un minimo di capacità di discernimento se ne accorgerebbe da sé. Staremo a vedere che cosa succederà: chi vivrà, vedrà. Io, nel mio piccolo, oramai mi è rimasto poco da vivere: mi spiace per coloro che verranno dopo di me.

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