Mi pare che fu Voltaire a dire che, a causa delle grandi opere scritte in questa lingua, l'italiano si stesse avviando a diventare la lingua d'Europa. Tuttavia questo accadeva nel Settecento: da allora l'Italia è stata "unita", sia pure in maniera un po' rocambolesca, ma soprattutto è finita sotto le zampacce avide di gente senza scrupoli, senza anima e senza cultura.
Ti faccio un solo esempio: oggi tutti gli abitanti di Napoli
hanno la fissazione della musica, ma quest'anima canterina ha un origine
lontana. Prima dell'Unità d'Italia, a Napoli c'erano quattro grandi
conservatorî di musica; erano: Santa Maria di Loreto (fondato nel 1537),
Sant'Onofrio a Porta Capuana (fondato nel 1578), Pietà dei Turchini (fondato
nel 1573) e Poveri di Gesù Cristo (fondato nel 1589); furono chiusi uno dopo
l'altro, oggi l'unica sede ufficiale superstite della grande tradizione
musicale napoletana è il Conservatorio di San Pietro a Majella, peraltro
fondato nel 1808.
Dall'Unità d'Italia in poi, i governi hanno fatto a gara per
distruggere la cultura italiana: al risultato hanno contribuito la radio prima,
la televisione poi e Internet e i telefoni mobili ultimamente. Di pari passo è
stato fatto un inseguimento verso le competenze a discapito delle conoscenze,
quasi che i nostri giovani, uscendo fuori dalle scuole, non debbono avere una
coscienza ma soltanto una capacità tecnica, di lavoro, di subordinazione.
A questo risultato hanno contribuito anche gl'italiani, i
quali si sono ben guardati dal tentare di mantenere la cultura: il risultato è
che mercoledì 29 luglio scorso, il gran finale di Temptation Island, la nona e
ultima puntata del reality show dell'estate condotto da Filippo Bisciglia, ha
radunati 4 milioni e 247mila spettatori, chiudendo al 35,5% di share; tanto
ch'è stata già definita "un'edizione da record".
Perciò sì, gl'italiani non parlano in italiano: tra loro
parlano in dialetto, e usano l'italiano solo quando sono costretti, per esempio
quando devono parlare con l'amministrazione. La quale amministrazione statale
non soltanto anch'essa non conosce l'italiano, ma se n'è inventata una forma
nebulosa, pedante, inutilmente pesante. Per esempio, nell'amministrazione è
regola usare la formula impersonale: si comunica all'utenza che… Ma la formula
impersonale dovrebbe essere usata unicamente quando l'autore della frase non
deve essere rivelato: che so, una diceria, un pettegolezzo, una malignità,
insomma quando bisogna far valere lo "Ius murmurandi". Se al
contrario il direttore, il dirigente firma il documento, non è un fantasma che
comunica; perciò il testo dovrebbe principiare dicendo che questa direzione,
questa dirigenza comunica.
Ancora: i verbi utilizzare, efficientare, attenzionare
n-o-n-e-s-i-s-t-o-n-o in italiano così come addì, esperire, all'uopo sono
formule arcaiche ormai in disuso; allo stesso modo pro tempore, in calce, ad
interim sono latinismi inutili, come gli anglicismi privacy, governance, task
force – e peggio ne viene per ticket, che in inglese è semplicemente il
biglietto, o smart working che in inglese sarebbe remote working, o peggio di
tutti stage che sì, vuol dire tirocinio, ma in francese. Sicché la lingua
italiana è stata sempre più percepita come un idioma particolare, distante,
inutile e oggi il cittadino italiano, per apparire più figo, più moderno, più
cool adora invece quei termini inglesi che trova in particolare nella musica ma
anche nel cinema e, dicevo poc'anzi, nella rete.
Semmai la cosa comica è che l'italiano ignora il significato
di quelle parole inglesi: per esempio, flipper significa pinna (dall'inglese to
flip, spingere, dare un colpetto ma anche capovolgere) e avrebbe dovute
indicare le levette che servono per appunto spingere la pallina del
bigliardino, non il bigliardino tutto: in inglese il bigliardino si dice pinball. Ancora: to cringe significa rannicchiarsi, essere servile, farsi
piccolo per la paura e non certo essere imbarazzante, come invece è usato dalla
gioventù moderna. Nel tanto osannato calcio l'allenatore è detto mister, ma in
inglese mister equivale al nostro signor – seguito dal nome (Mr. Smith); in
inglese allenatore si dice coach.
Il fantastico risultato è che oggi l'italiano in patria non parla in italiano, tuttavia se va all'estero non conosce la lingua estera e si esprime a gestacci; con il risultato che gli stranieri ci considerano delle scimmie in abiti civili. A questo bisogna aggiungere la tipica cafonaggine di certi soggetti, che ho scoperto avevano lanciata l'allucinante moda di tuffarsi in piscina dalla finestra dell'albergo; il risultato è stato che sui muri di Spagna hanno cominciato a apparire scritte che dicevano «italianos fuera» italiani fuori – dal paese. Tutto ciò quando si limitano solo a rischiare di schiantarsi sul travertino del bordo piscina, e non arrivano addirittura a spacciare: https://www.vice.com/it/article/fuera-italianos-come-vivono-italiani-tenerife-canarie/ .
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