Signora, lei è un ottimista. Per più motivazioni:
1. perché non conosce il comportamento immaturo di tante
persone adulte. Eppure basta scorrere anche all'interno di questa piattaforma
per leggere interventi puerili, superficiali, aggressivi: ora, è vero che
ancora non è stato introdotto il controllo dell'età, tuttavia la più gran parte
dei frequentatori sono persone "adulte" – almeno anagraficamente;
2. perché quelle stesse persone adulte immature votano; e
chiedono, anzi esigono, anzi impongono alla politica di consentire di sfogare
sui figli le proprie frustrazioni. Com'è facile capire, il modo più semplice
per ottenere il risultato è consentire loro la sorveglianza dei figli fino
all'età della pensione: il risultato è che la legislazione attuale considera il
figlio minorenne fino ai diciassette anni, undici mesi e ventinove giorni, e
maggiorenne allo scadere della mezzanotte.
La cosa è talmente tanto vera che, in base ai principi
giuridici vigenti in Italia sulla responsabilità civile dei docenti e della
scuola (la cosiddetta culpa in vigilando), se un alunno cade dall'autobus
durante un'attività scolastica (come una gita o un trasferimento), il docente
accompagnatore può essere denunciato o chiamato in causa per omessa vigilanza:
anche se l'alunno ha, ripeto, diciassette anni e undici mesi;
3. per contro, i genitori non fanno più i genitori, bensì i
tifosi dei figli. Lo dimostra il fatto che, mentre una volta se il ragazzino
prendeva un brutto voto il genitore lo rimproverava, oggi se l'insegnante mette
un brutto voto al ragazzino i genitori lo aggrediscono. Come dice Giovanni
Storti (membro del famoso trio di attori comici), «si sta ribaltando la
situazione».
A tutto ciò esiste una spiegazione, ma non esiste una
soluzione. La spiegazione sta in un atteggiamento eccessivamente protezionista
nei confronti dei figli; atteggiamento che si è sviluppato all'incirca dagli
anni Ottanta. Mentre alla fine della Seconda Guerra Mondiale la nostra società
ha ritenuto che i bambini non debbano più a lavorare, ma debbano studiare
(articolo 34 della Costituzione; peraltro assurto più che condivisibile),
successivamente il discorso è tracimato fino a ritenere che il ragazzo deve
essere libero di fare qualsiasi cosa che gli passa per il capo; perché
qualsiasi cosa sarebbe una sua libera espressione, e qualsiasi costrizione
impedirebbe lo sviluppo della psiche del "bambino" – anche quando il
bambino, come ho scritto, ha ormai diciassette anni e undici mesi.
Il risultato sono ragazzi incapaci di affrontare una
qualunque negazione, che sia un insufficienza a scuola, una sgridata a casa o
una risposta negativa da parte della ragazzina che piace tanto. Testimonianza
di questa situazione sono tanti fatti di cronaca che apparentemente non hanno
una spiegazione, ma al contrario possono essere pacificamente spiegati con,
dicevo, un'educazione eccessivamente libertaria e garantista (e
irresponsabilizzante) del figlio.
In tutto questo discorso nessuno si azzarda a tentare di
fermare la marea nera: perché come ho testé scritto, le persone adulte e
immature votano, e nessuno vuole perdere quei voti. Anche a costo di far
prendere una coltellata a un'insegnante: la quale di proprio perdona il proprio
aggressore (perché italiano?) e si proclama fautrice della remigrazione degli
stranieri; ciò non ostante che per proteggerla sia intervenuto un ragazzo
straniero (per la precisione congolese). Poi pretendiamo che i nostri giovani
diventino adulti…
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