Non c'è niente da fare: come uomo io sono un fallimento
totale.
Non mi sento un essere superiore, anzi. Non mi sento un
essere che ha il diritto – di dire, di fare, di decidere per gli altri. Non
teorizzo il ritorno a chissà quale fantomatica "età dell'oro", dove
le donne erano donne e facevano le cose da donne. Peggio: ritengo che quell'età
dovrebbe far vergognare chi all'epoca deteneva un potere di vita e di morte –
senza neanche esagerare: era proprio così.
Non aggiungo aggettivi come "tutte / tutti"
laddove questi aggettivi sono assenti (tutte le donne, tutti gli uomini, tutti
i casi…). Invero in questo sono facilitato: perché appunto io sono un
fallimento totale, e mica tutti gli uomini sono falliti come me. Non tento di
avere sempre ragione, di modificare il senso d'un testo, di manipolare
l'argomento per promuovere la mia interpretazione "maschile" né
quella per tale considerata dalla maggioranza: anche perché io sono un
fallimento d'uomo, come potrei tentare un'operazione così meschina, miserabile,
scorretta.
Tuttavia la cosa peggiore che faccio è una in particolare:
===> ascoltare.
Ascolto con le orecchie quando qualcuno mi parla, ascolto
con gli occhî quando qualcuno mi scrive. Ascolto sempre, cerco di ascoltare
bene; poi cerco di capire, azione anche questa mica facile. Viviamo in una
società di protagonisti, di vincenti, di affermazioni: nessuno ci insegna a stare
in seconda posizione, ad aspettare, ad ascoltare appunto. Il risultato è che
ascoltare è diventata una pratica che pochi conoscono, e ancora meno riescono a
mettere in azione.
E no, non rispondo sempre. Anch'io ogni tanto trovo
interlocutori vuoti, assurdi, incomprensibili: in questi casi però mi cheto,
ché come dice il proverbio non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Tuttavia devo dire che in questo spazio ho trovate poche persone chiuse,
respingenti, rabbiose: in genere ho trovate molte occasioni di dialogo e di
scambio d'opinioni.
Il risultato è stato che ho conosciuto, imparato, capito. In
alcuni casi ho addirittura cambiata opinione: per esempio, quando sono arrivato
ero convinto che la legalizzazione della prostituzione avrebbe giovato sia alle
donne sia agli uomini. Dialogando invece con le personalità presenti ho capito
che in realtà la legalizzazione non risolve assolutamente niente, e che le
donne continuano a essere sfruttate, torturate, umiliate anche quando lo stato
riconosce finalmente l'esistenza di questo fenomeno. No, purtroppo le donne
rimangono vittime di questa pratica.
In alcuni casi ho addirittura scoperto: per esempio,
immaginavo che le donne potessero avere una qualche diffidenza nei confronti
degli uomini, ma non credevo che in determinati casi questa diffidenza
giungesse addirittura alla paura. Per esempio la notte, quando una donna
rientra per lavoro, per viaggio, o anche solo per una serata in compagnia. Per
me, e di solito per un qualsiasi uomo, tornare a casa la sera è una pratica
senza nessuna rilevanza particolare: alle donne, al contrario, la mancanza di
luce induce una forma d'inquietudine, d'apprensione, di preoccupazione che può
sfociare fino all'angoscia, all'ansia, sì fino al terrore. Qualcuno potrà dire
che si tratti di un esagerazione: sicuramente lo è, ma ciò nulla toglie al
fatto che questa sensazione sia molto diffusa.
Infine, in alcuni casi sono stato anche in disaccordo:
nonostante ciò sono riuscito a rimanere qui, e a continuare il dialogo con le
donne che frequentano questo spazio. Ciò anche per smentire quel pregiudizio
che vorrebbe tutte le donne modellate su protocolli tipici, dalle sottomesse a
tutto alle contestatrici totali, dalle mentalità negative alle personalità
aggressive. Certo, esistono anche questo tipo di donne: ma devo dire che nel
mio novero esse sono state ben poche – forse perché sono proprio un vero
fallimento d'uomo, e perciò anche le donne non mi trattano per tale.
Sì, sono e rimango un vero e proprio fallimento d'uomo.
Tuttavia continuo la mia esistenza seguendo sempre lo stesso protocollo:
ascolto. Sono convinto che ciò serva alla crescita, sia mia personale sia di
chi m'è intorno. Lo so, ho sbagliato tutto e continuo a sbagliare: ma io sono
un tipo ostinato, e ho intenzione di continuare su questa cattiva strada.
Adesso però vado a dormire.
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[…] mi spiace di essere stato un po' criptico; tuttavia la
mia risposta era in funzione di ciò che hanno scritto altre entità umane in
questo filare di commenti, a cui peraltro noto che hai risposto anche tu, e in
maniera decisamente più piccata. Siccome in fine di messaggio il nostro
Cavalier Servente ha scritto testualmente che se le donne si rendessero più
disponibili, più tolleranti, più sottomesse agli uomini «cambiate rotta
cambiate disco forse vi ascolteranno di più gli uomini ,forse però»…
Ecco, io volevo dimostrare che non è affatto necessario
abbandonare la propria dignità, men che mai nei confronti di uomini che hanno
dimostrata la propria incapacità perfino di scrivere in maniera corretta,
tant'è che nel testo a cui faccio riferimento non compare un punto e anche le
virgole sono "rari nantes in gurgite vasto", rari nuotatori nel vasto
gorgo per dirla in latino.
In fine di un messaggio mi permetto di ringraziare per le
splendide parole che hai espresso nei miei confronti: sì, io non sono un
fallito, pur tuttavia vivo solo, e la mancanza di un gesto di affetto
specialmente la sera è un dolore che meco mi porto ormai da tempo.
Fortunatamente a casa ho due gatti, due grandissimi rompiscatole ma per i quali
Io nutro un grandissimo affetto e da loro ricevo altrettanto.
Buona serata.
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Ecco: a me proprio non riesce affatto di capire questo peso.
Se un determinato comportamento provoca una reazione negativa, io m'impegno
affinché il mio comportamento sia accettabile. Certo la mia dignità deve
rimanere intatta, ma deve rimanere intatta anche la dignità del prossimo:
secondo me, questa è la base d'una civile convivenza. 🙂
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