Pubblicato qui: https://www.facebook.com/anchelapecorapensa/posts/pfbid0uBSziSTfpwKN6Cr6ub57Kpmt7DTdtGWEE6VC3f5TAQCwW7wDMdGtUPqGucQD3gtzl?comment_id=4501688726766036 .
Probabilmente con questo testo andrò controcorrente;
tuttavia ci sono abituato, so bene per quanta parte il mio modo di vedere le
cose sia completamente alieno rispetto al modo del mio prossimo. L'unica
differenza è che io adduco prove alle mie osservazioni.
Il mio testo non sarà specificamente contrario alle
multinazionali, contrario al capitalismo, contrario alla cultura occidentale:
sarà invece contro l'essere umano per sé stesso. Lo sfruttamento dell'essere
umano sull'essere umano non è una cosa nata in questo secolo, o in quello
precedente, o chissà quando: al contrario è una cosa che esiste da sempre, è
una cosa connaturata con l'essere umano, il quale perciò dovunque esso si trovi
e qualsiasi lavoro esso stia facendo, in un modo o nell'altro esso si
manifesta. Intendo dire che si manifesta nei regimi capitalisti come nei regimi
comunisti, nel mondo cattolico come in quello protestante, nel mondo cristiano
come in quello islamico (vedi la kafala, un sistema in cui un musulmano
garantisce per un migrante affinché questo possa lavorare nel paese arabo;
tuttavia il garante trattiene per sé i documenti, rendendo così il migrante
sostanzialmente uno schiavo), nel mondo di cultura europea come nel mondo
asiatico, sia esso medio sia esso estremo, come nel mondo africano.
Certo, ci sono state anche occasioni in cui la società umana
non si è fondata sullo sfruttamento, bensì sulla partecipazione di tutti i
membri della comunità: ma si tratta di mosche bianche in un universo fatto di
mosche nere. La schiavitù vera e propria è documentata fin dai tempi degli
antichi egizi, e quella citata nel testo principale è sostanzialmente una forma
di schiavitù. Le uniche due occasioni di cui ho testé accennato sono 1. le
polis greche (non per niente il termine democrazia ci viene dal greco), fondate
nel Mediterraneo e troppo lontane dalla città d'origine, tal che esse hanno
cominciato ad amministrarsi da sole; 2. i liberi comuni di epoca medievale, i
quali come le città greche sia amministravano da sé.
Come anche il più distratto dei lettori avrà notato, il
tratto comune delle due situazioni è la dimensione della città, abbastanza
ridotta da fare in modo che tutti i membri si conoscessero tra loro e fosse così
impossibile l'esistenza di soggetti troppo ricchi, disonesti, schiavisti. Il
risultato fu che queste piccole comunità furono costituite da membri posti
tutti allo stesso livello sociale, dove ognuno dava il proprio contributo alla
comunità. Le elezioni non erano il momento di chissà quale accordo fra potenze
commerciali, economiche, militari: i candidati erano persone note, non come
oggi che vede realistica la frase «Lei non sa chi sono io» – è vero, in realtà
l'attuale elettorato vota gente che non conosce, e quando la conosce la vota
poi per (supposta) convenienza, e non certo perché essa s'adoperi per il bene
comune. Cito qui a latere il caso della Repubblica Marinara di Genova, ove i
cinque membri dei Serenissimi Collegi erano scelti a sorte in una lista di
novanta nomi (Legis Novae del 1576), e rimanevano in carica per due anni –
impedendo così tra l'altro l'istaurazione di dinastie che sarebbero state
eccessivamente ingombranti; situazione da cui discende il napoletanissimo gioco
del lotto.
Oggi, al totale contrario, viviamo in un sistema globalmente
schiavista, dove il lavoro non è più la cosa più importante bensì è
semplicemente una componente secondaria del sistema economico. Il lavoratore è
soltanto la scocciatura di dover pagare quattro spicci al tizio che deve
svolgere quel lavoro, per il quale non possiamo ricorrere a mezzi meccanici:
tuttavia è questione di tempo, così come all'epoca il lavoratore fu sostituito
dalle macchine (e nacquero così i movimenti luddisti, tesi appunto alla
distruzione delle macchine, che altro non erano se non che lo strumento per
evitare di pagare i lavoratori), oggi invece sarà sostituito dall'intelligenza
artificiale, robot umanoidi che potranno lavorare ventiquattr'ore su
ventiquattro, sette giorni su sette, senza soste neanche per dormire, senza
ferie, senza diritti. Sarà il paradiso dei capitalisti, e l'inferno dei
lavoratori, ridotti a un precariato perenne.
Il problema è che la popolazione è stata educata da secoli
di capitalismo, quindi oggi invece di puntare il dito contro imprenditori
avidi, malvagi, bugiardi, lo punta contro il lavoratore migrante, precario,
disoccupato, incolpandolo di essere egli la causa del danneggiamento della
società civile dove vive. Come giustamente osservava Malcolm X, "Se non
state attenti i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare
quelle che opprimono"; e in particolare dal secolo passato a oggi indovina
chi controlla sempre più i mezzi di comunicazione. Io, per me, da una parte
sono fortunato, perché non avendo figli mi possa permettere di arrivare a
compimento della mia esistenza senza preoccuparmi troppo del futuro; ma per
contro penso ai miei studenti, che dovranno affrontare un mondo sempre più
cinico, avido, violento – anche se la violenza non si manifesterà con una
coltellata o una manifestazione di strada repressa dalla polizia, bensì con una
minaccia di licenziamento (che già adesso qualcuno considera essere una forma
d'estorsione:
https://www.facebook.com/corsomagistraturanapoli/posts/pfbid0RnLFXRK57xEK3jbAfhENs3RXXXML6mD7oLVt1NYPNMmEPX1Xdc8cYfiThCawpoP2l
).
> Non sei controcorrente
Lo sono, eccome: lo sono su decine di temi, questo dell'economia (e del lavoro) è solo uno dei tanti.
> il problema non ha un colpevole
> specifico da indicare,
Sì, in questo senso è vero.
> se lo sfruttamento è connaturato
> all'essere umano, allora ogni
> azione di resistenza è destinata
> a essere riassorbita, e la
> lucidità diventa paralisi.
Precisamente. Gli Stati Uniti furono creati da pionieri venuti da decine di posti nel mondo (Italia, Irlanda, Germania, ultimamente Polonia…) eppure oggi abbiamo un movimento di suprematisti bianchi i quali, siccome sono di origine britannica e le prime tredici colonie erano britanniche, si sentono il buco del ϲuλo un dito più su di tutti gli altri. Eppure in linea teorica sarebbero tutti immigrati – a parte i nativi, cioè i pellerossa.
E che cosa dire dell'Italia? Sono bastati ottant'anni, quindi una generazione, per fare in modo che il fαscιsmσ tornasse al potere: certo un fascismo all'acqua di rose, anche perché non siamo più negli anni Venti del secolo passato e certi sistemi non sarebbero più possibili; tuttavia è ugualmente fatto di disprezzo per i nεgrι e gl'immigrati in genere, ciancia ai quattro venti di "sovranità" – infatti s'è visto, elogia il primo arrivato… ma dimentica che fino a ieri erano gl'italiani a emigrare, tant'è che sono convinto che se mostrassimo una fotografia di appunto emigranti italiani a costoro che sono i nipoti sono convinto che non li riconoscerebbero, e magari li etichetterebbero come albanesi.
Albanesi che, c'è da dire, proprio in questi giorni stanno dimostrando di avere un senso della democrazia notevolmente superiore al nostro, tant'è che sono scesi in strada per lottare contro il capriccio della First Lady statunitense e il rischio di distruggere un'area protetta. Perciò altro che migranti albanesi.
> Ma mi chiedo se quella paralisi
> non sia anch'essa una forma di
> complicità — più raffinata, più
> dignitosa, ma ugualmente
> funzionale al sistema.
Be', io parlo per me. Se mi sono arreso è stato dopo quindici anni di sindacato, quando mi sono accorto che mentre io mi dannavo l'anima per ottenere diritti i miei colleghi andavano a… diciamo pietire al direttore amministrativo, peraltro per fregarsi cento lire l'un con l'altro; se mi sono arreso è stato dopo otto anni di politica andati perduti in pochi mesi, e non solo: da allora i compagni d'arme non si sono più visti né rincontrati, ognuno chiuso nella propria abitazione a guardare 'a cempionz.
Detto ciò: Wolfgang Goethe disse che «S'inizia a essere liberi solo quando ci si accorge d'essere condizionati»: mi domando quanti, in Italia e nel mondo, sanno che la propaganda (di partito, di stato, di religione) è così pervasiva da convincerci che il problema, ripeto, sono i migranti irregolari.
> anche il luddismo — che citi —
> aveva ragione sui fatti e torto
> sulla strategia
Sono d'accordo: ho citato il movimento unicamente per fare un confronto con l'attuale situazione.
> Ai tuoi studenti
Premesso che non sono un insegnante, bensì un assistente di laboratorio linguistico: sono d-e-c-e-n-n-î che provano a farmi passare per un molestatore, peccato che nonostante la mia sfida (se veramente fossi il mostro che dipingete, portatemi in tribunale e fatemi condannare) nessuno sia riuscito a trovare una prova convincente, sostanziale, risolutiva della mia colpa. Sono decennî che spiego ai miei studenti i retroscena, i trucchi semantici, le cαzzαtε fatte passare per verità assolute che manco l'imitazione di Silvan di Raul Cremona.
Nonostante ciò, come cantavano Paul Simon e Arthur "Art" Garfunkel nel brano The boxer – il pugile:
«Nella radura si erge un pugile,
un combattente per mestiere,
e porta con sé i segni
di ogni guantone che lo ha steso
o ferito finché non ha gridato,
nella sua rabbia e nella sua vergogna:
"Me ne vado, me ne vado".
Ma il combattente rimane ancora».
Sia pur nel suo piccolo raggio d'azione.
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