Da persona che lavora nel mondo della scuola so bene come
funziona quel mondo, che tu per altro hai perfettamente descritto. Sì, non solo
gli studenti non sono l'elemento principale della scuola, ma tutta la scuola è
politicamente parlando soltanto un fastidio – come peraltro anche la sanità, il
trasporto pubblico, insomma la spesa pubblica in genere. L'unica cosa che conta
sono i soldi, e solo e soltanto in nome e per conto dei soldi la politica
agisce. Il risultato è strutture fatiscenti, personale ridotto agli estremi e
formazione degli studenti dimenticata nel cassetto. E un gran chι sε nε frεgα a
corredo.
Fino a vent'anni fa vivevo a Roma, poi ho deciso di
trasferirmi a Bracciano. Prima di venire qui, rincontrai un preside ormai in
prossimità della pensione, il quale mi raccontò come nel suo Istituto (un
professionale per la chimica e l'elettronica) erano state ridotte sia le
materie di cultura, come arte e letteratura e già questo era un danno, ma anche
le materie di indirizzo, come elettronica e chimica. Il risultato fu che mentre
prima i ragazzi non facevano in tempo a prendere il diploma che già erano al
lavoro presso le aziende, adesso i ragazzi non è che non abbiano voluto
studiare ma non hanno avuto il tempo di studiare. Per questa motivazione l'uomo
mi confessò che andava in pensione con un dolore nel cuore.
Figuriamoci perciò la situazione dei ragazzi che hanno
bisogno di un aiuto, che hanno la sola colpa, come dici tu, di essere fragili.
Sì, alla gestione dello Stato e del potere in genere abbiamo dei veri e propri
mostri, pronti a vendere l'anima pur di far quattrini. È il motivo per cui non
seguo più la politica da anni: che cosa me ne faccio di un'ideologia, se alla
fine l'unica cosa che conta sono i soldi che si mettono in tasca.
Un abbraccio alla famiglia di Nicolò.
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