Tuareg

Tuareg
Tuareg

martedì 20 gennaio 2026

Sul futuribile "mondo migliore"

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid08i9tejQiKf9VENN11Y9TqWRYyGrCm4Hx7jRCZ8iTKGVBR8KBpDEygPxfWvYj8hXzl&id=100063454274175 .

> perchè vale la pena di continuare
> a lottare e a credere in un mondo
> migliore

Infatti, non vale la pena. Negli anni passati la fantascienza ha cercato di descrivere un mondo pacifico, stabile, civile: tutto molto bello, ma assolutamente inverosimile.

La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) ha ribadito in diverse occasioni, a partire dagli anni '90 e in modo più frequente dagli anni 2000, che la produzione agricola mondiale è sufficiente per nutrire l'intera popolazione globale. Nonostante le periodiche crisi alimentari, la FAO ha spesso sottolineato il "paradosso dell'abbondanza", evidenziando come il mondo produca abbastanza cibo per tutti, ma che fame e malnutrizione persistano a causa di povertà, disuguaglianze nell'accesso e sprechi.

Già all'epoca del World Food Summit a Roma (1996), la FAO riconobbe che la produzione era capace di fornire cibo sufficiente, puntando l'attenzione sulla distribuzione disuguale. Nel 2015 l'allora direttore generale José Graziano da Silva ha confermato che il mondo produce abbastanza cibo, ma che il modello di produzione deve diventare più sostenibile e inclusivo. Da allora la FAO ha più volte ribadito che il problema non è la scarsità di cibo, ma le inefficienze e le ineguaglianze che lasciano oltre 700 milioni di persone in condizioni di fame.

Aspetta: questo è ciò che succede nel nostro mondo occidentale, che bene o male ha conosciuto il cristianesimo, l'umanesimo, la Rivoluzione Francese; altrove la situazione è tremendamente peggiore. Per fare un solo caso: nel mondo islamico (quindi sempre all'interno del mondo abramitico) esiste la kafala, pratica legalmente diffusa in Qatar, Kuwait, Libano, Oman, Bahrein, Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, che tecnicamente corrisponde alla nostra fideiussione, anche se con qualche differenza.

Essa è usata per monitorare i lavoratori stranieri impiegati specialmente nel settore edilizio e nel servizio a domicilio. In breve, i lavoratori stranieri devono avere uno sponsor, un garanne interno al Paese in cui operano. Quando però questo garante è il datore di lavoro, egli ne diviene il tutore legale similmente a quanto accade per un minore: la conseguenza è che il datore di lavoro ha un controllo totale sulla mobilità e sui documenti del lavoratore; il quale è così dipendente dal garante che il sistema kafala può essere considerato come l'istituzionalizzazione della schiavitù.

Tu capisci perche oggi non ho più fiducia, né nel futuro né nell'essere umano.

– – – – – – – – – –

> proprio perché esistono
> queste aberrazioni

Eh no, amico mio: adesso basta. "Queste aberrazioni" non sono aberrazioni: sono modi di fare diffusi a tutti i livelli. Dal presidente dell'unione di stati al netturbino, dal dirigente d'impresa al commesso, dalla fotomodella di grido all'addetta alle pulizie, tutti ragionano alla stessa maniera. L'avidità è una costante presente in tutto il genere umano, tant'è che anche l'ultimo disperato diventa di propria volta oppressore non appena l'occasione buona gli si presenta davanti.

Il risultato è che qui abbiamo persone che muoiono per il sovranutrimento, altrove abbiamo persone che muoiono di fame. Tuttavia non è che quando il morto di fame raggiunge una stabilità economica si preoccupa di soccorrere il prossimo: niente affatto, l'ex morto di fame diventa di propria volta un oppressore, e finisce che muore per una crisi cardiaca dovuta al sovrappeso.

Ed è questo il motivo che mi porta a desistere: chi ha sofferta la fame non si dà affatto pensiero di far morire di fame l'ex compagno di sventura; chi è stato vittima del capitalismo diventa capitalista di propria volta; chi era povero si affretta a cancellare la propria esistenza precedente, per poter brillare nell'olimpo del potere senza macchia. A questo punto, perché dovrei tendere la mano a chi oggi soffre? A questo punto, mi reputo fortunato ad avere abbastanza per vivere, me lo faccio bastare (perché io mai e poi mai mi trasformerò in uno sfruttatore) e lascio che il mondo vada a ramengo per i fatti suoi. A ognuno le proprie responsabilità: io non posso salvare il mondo intero.

Nessun commento:

Posta un commento