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No, a loro non toccherà mai – o così credono che sarà ancora; ma finora, ha funzionato.
A Roma, a Via Acca Larenzia, c'è una storica sede, del
Movimento Sociale Italiano prima e oggi di Fratelli d'Italia. Su un muro in
prossimità della sede c'era (ormai è scomparsa da tempo) una scritta:
Ora, a parte l'aura romantica e soprattutto retorica
dell'eroe che muore per la patria. Hanno ragione, ma al contrario: l'italiano
ha capito fin dai tempi del medioevo che il servo sopravvive, sia ai re
agl'imperatori ai papi sia ai guerrieri ai combattenti agli eroi appunto. Il
servo è sempre utile: ora agli Ostrogoti, ora ai Longobardi, ora ai Franchi,
eccetera. Rare furono le eccezioni: giusto i Saraceni, i Turchi, i
Lanzichenecchi; ma per il resto tutti coloro che si presentarono al servizio
dei potenti furono risparmiati.
Significativo è il caso del tipico saluto italiano
"ciao", che ci viene dal veneziano s-ciao "schiavo":
originato evidentemente da un saluto cerimonioso ("schiavo vostro") e
avendo avuto a lungo una diffusione solo settentrionale, esso è poi diventato
la formula di saluto confidenziale per eccellenza, diffusa non solo in
tutt’Italia ma addirittura esportata all’estero come fortunatissimo
italianismo. Che cvlo, eh…?
Il metodo funziona ancor oggi: certo, furono uccisi Enrico
Mattei perché ebbe l'ardimento di voler approvvigionare il paese di petrolio
direttamente dai produttori, o Aldo Moro perché ebbe l'ardimento di voler
condividere la gestione dello stato con il Partito Comunista; tutte cose che
gli Stati Uniti non avrebbero mai concesse. Ma il popolino non ha sofferto
particolarmente la sottomissione, anzi: la stessa Gladio, l'organizzazione
paramilitare creata per contrastare una possibile invasione nell'Europa
occidentale da parte dell'Unione Sovietica e degli Stati aderenti al Patto di
Varsavia (Jugoslavia compresa), non ha mai aperto il fuoco contro la
popolazione civile.
Il risultato è che mentre sullo stemma di Gladio compare il
motto latino Silendo libertatem servo ("In silenzio, proteggo la
libertà"), nella mente dell'italiano esso è diventato Silendo me servo
("In silenzio, preservo me stesso"); degli altri, chi se ne fr3gEHM,
chi se ne importa.
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