> ilntermine donna significa
> essere umano adulto di sesso
> femminile.
Giusto, e non solo:
1. il termine "femmina" si applica a qualsiasi
individuo animale di sesso femminile, appunto; sicché femmina è anche la mucca
& la vacca, la cavalla, l'asina – in opposizione al toro, il cavallo,
l'asino. Perciò, quando usiamo il termine /femmina/ invece di donna stiamo
prendendo in considerazione la sua entità sessuale, scartando la sua entità
umana.
La cosa è talmente tanto vera che i puristi della lingua
combattono l'uso indiscriminato dei vocaboli femmina e maschio invece che donna
e uomo, ragazza e ragazzo, bambina e bambino. Peraltro combattono anche l'uso
di asterischi e segni strani variamente assortiti (come lo schwa ə ), in favore
dell'uso delle due parole distinte; ricordando come all'epoca perfino in
televisione fosse in uso dire «signore e signori, buona sera» senza che
qualcuno si scandalizzasse;
2. è vero che «il termine donna è’ un costrutto
socio-culturale»; tuttavia ogni singola idea che abbiamo dintorno a noi è un
costrutto socio-culturale. La stessa lingua italiana è un costrutto socio-culturale:
allora che cosa facciamo, smettiamo di parlare in italiano perché la lingua è
un costrutto socio-culturale? La matematica, il diritto, l'arte sono
un'astrazione della mente, quindi anch'esse sono un costrutto socio-culturale:
vogliamo buttare tutto a mare?
Ecco perché esistono i vocabolarî: per cercare di fare in
modo che tutti intendano lo stesso concetto dietro alla stessa parola. È vero
che il tempo passa, e che ci sia sempre più bisogno di parole che descrivano
concetti nuovi: di sicuro Alessandro Manzoni non poteva immaginare che una
donna si potesse sentire uomo, e potesse addirittura realizzare il sogno di
modificare il proprio corpo in questo senso. Ma questo obiettivo si raggiunge
/aggiungendo/ i nuovi concetti al vocabolario, non già cancellando i
precedenti.
[Opinione personale. Io da sempre formulo una proposta:
l'uso dell'aggettivo "trans" per identificare appunto chi abbia
eseguita la transizione, per giungere alla situazione attuale. Perciò la
persona che oggi è uomo trans sarebbe appunto una donna che a un certo punto
della propria esistenza ha eseguita la transizione; e vice versa.
Nondimeno, ritengo che l'uso dell'aggettivo
"trans" – al pari dell'omologo "cis" – debba essere
sottinteso, e confinato unicamente all'interno dei discorsi che abbiano in tema
appunto l'argomento della transizione di genere: altrimenti, a me sembrerebbe
un modo subdolo per inficiare il rispetto che si dovrebbe a ogni essere umano,
di qualsiasi sesso genere altezza peso esso sia.]
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