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domenica 1 marzo 2026

Sull'uso del vocabolo "donna"

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/NOALSESSISMO/posts/pfbid0hz2dgmsasqR6ob5N5kozCAEGf18Uc3gpYgPgqSCwv1Qmc3eWp5dT6fYV38nt7ZQUl?comment_id=2296086547549531&reply_comment_id=1427690912478921 .

> ilntermine donna significa
> essere umano adulto di sesso
> femminile.

Giusto, e non solo:

1. il termine "femmina" si applica a qualsiasi individuo animale di sesso femminile, appunto; sicché femmina è anche la mucca & la vacca, la cavalla, l'asina – in opposizione al toro, il cavallo, l'asino. Perciò, quando usiamo il termine /femmina/ invece di donna stiamo prendendo in considerazione la sua entità sessuale, scartando la sua entità umana.

La cosa è talmente tanto vera che i puristi della lingua combattono l'uso indiscriminato dei vocaboli femmina e maschio invece che donna e uomo, ragazza e ragazzo, bambina e bambino. Peraltro combattono anche l'uso di asterischi e segni strani variamente assortiti (come lo schwa ə ), in favore dell'uso delle due parole distinte; ricordando come all'epoca perfino in televisione fosse in uso dire «signore e signori, buona sera» senza che qualcuno si scandalizzasse;

2. è vero che «il termine donna è’ un costrutto socio-culturale»; tuttavia ogni singola idea che abbiamo dintorno a noi è un costrutto socio-culturale. La stessa lingua italiana è un costrutto socio-culturale: allora che cosa facciamo, smettiamo di parlare in italiano perché la lingua è un costrutto socio-culturale? La matematica, il diritto, l'arte sono un'astrazione della mente, quindi anch'esse sono un costrutto socio-culturale: vogliamo buttare tutto a mare?

Ecco perché esistono i vocabolarî: per cercare di fare in modo che tutti intendano lo stesso concetto dietro alla stessa parola. È vero che il tempo passa, e che ci sia sempre più bisogno di parole che descrivano concetti nuovi: di sicuro Alessandro Manzoni non poteva immaginare che una donna si potesse sentire uomo, e potesse addirittura realizzare il sogno di modificare il proprio corpo in questo senso. Ma questo obiettivo si raggiunge /aggiungendo/ i nuovi concetti al vocabolario, non già cancellando i precedenti.

[Opinione personale. Io da sempre formulo una proposta: l'uso dell'aggettivo "trans" per identificare appunto chi abbia eseguita la transizione, per giungere alla situazione attuale. Perciò la persona che oggi è uomo trans sarebbe appunto una donna che a un certo punto della propria esistenza ha eseguita la transizione; e vice versa.

Nondimeno, ritengo che l'uso dell'aggettivo "trans" – al pari dell'omologo "cis" – debba essere sottinteso, e confinato unicamente all'interno dei discorsi che abbiano in tema appunto l'argomento della transizione di genere: altrimenti, a me sembrerebbe un modo subdolo per inficiare il rispetto che si dovrebbe a ogni essere umano, di qualsiasi sesso genere altezza peso esso sia.]

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