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La sinistra politica ha sempre avuti problemi con le donne e con il femminismo: purtroppo, come dice il proverbio tra dire e fare c'è di mezzo il mare. In particolare, perfino Lotta Continua, una delle maggiori formazioni della sinistra extraparlamentare italiana di orientamento comunista rivoluzionario, operaista e sinistra radicale, attiva tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta, fu criticata e condotta alla dissoluzione proprio dalle femministe – che peraltro criticavano tutti i gruppi della sinistra extraparlamentare, perché consideravano il loro impianto politico sessista, patriarcale e subordinato alle gerarchie maschili.
Le donne erano viste dai militanti uomini solo come una "forza ausiliaria" per la rivoluzione generale: i bisogni specifici femminili erano considerati secondari rispetto alla lotta di classe e operaia. I dirigenti uomini pretendevano di guidare ed educare politicamente anche il movimento delle donne: https://lampoonmagazine.com/il-difficile-rapporto-tra-femminismo-e-sinistra-italiana-da-lotta-continua-a-oggi/ .
Le femministe rivendicavano il principio del "partire da sé" e l'indipendenza totale dei collettivi femminili, laddove al contrario Lotta Continua ostacolava o svalutava le pratiche separatiste, come le manifestazioni riservate alle sole donne. All'interno delle stesse sedi e coppie "militanti", i compagni maschi riproducevano ruoli tradizionali di dominio (es. carichi domestici e di cura lasciati interamente alle donne); la sfera della sessualità, del corpo e dell'inconscio era negata o ridotta a mera merce di scambio ideologico: https://www.dinamopress.it/news/la-sfida-del-femminismo-degli-anni-settanta/ .
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