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giovedì 12 marzo 2026

Sul referendum giustizia – l'Alta Corte Disciplinare

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/satiraptus/posts/pfbid0GL3eCFHVv8DzCQYfaoP4Rq9agJpMTNwriRQ9r5UAn77BruNu8KFzkYXu9xVaJtwXl?comment_id=2078301399615963&reply_comment_id=3504598436357218 .

No, non fu Mussolini a volere questo assetto: esso è il risultato della Costituzione repubblicana del 1948 e della successiva Legge istitutiva del 1958, volte a garantire l'indipendenza della magistratura, laddove invece l'assetto fascista prevedeva che il Ministro della Giustizia dominava la magistratura.¹

Detto ciò. L'attuale Sezione Disciplinare del CSM è l'organo competente per i procedimenti contro i magistrati ordinari, composto da sei membri effettivi: quattro togati (uno di legittimità, due di merito e un pubblico ministero) e due laici (il Vicepresidente del CSM che la presiede e un membro laico eletto dal Parlamento). Ora, i risultati dell’analisi statistica di tutte le sentenze della Sezione Disciplinare nel corso dell’attuale consiliatura (quindi dal 1/2/2023 al 31/12/2025) sulla base dei dati estratti ed elaborati dalla Segreteria della Sezione (consultabile qui https://www.questionegiustizia.it/articolo/i-veri-dati-della-giustizia-disciplinare-del-csm ) ci raccontano che su cento novanta nove sentenze solo novanta quattro sono di assoluzione (cioè il 47%): le altre, d'un modo o dell'altro, sono di condanna – ottanta due di condanna esplicita, quindici per cessata appartenenza del magistrato all’ordine giudiziario e quattro per decesso dell’incolpato.

Ora, premesso che a me questi numeri siano già sufficienti. La riforma costituzionale prevede la sostituzione dell'attuale Sezione Disciplinare del CSM con una nuova Alta Corte Disciplinare, composta da quindici membri con mandato quadriennale non rinnovabile. Essa includerà sei componenti laici (di cui tre nominati dal Presidente della Repubblica e tre sorteggiati da un elenco parlamentare) e nove magistrati esperti (sei giudicanti e tre requirenti) con almeno vent'anni di anzianità. Premesso che l'imperfezione sia ovunque, io non mi fido d'una componente "laica" politica: non voglio. Nell'aprile del 2016, poco dopo la sua elezione a Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm), in un'intervista al Corriere della Sera, Piercamillo Davigo, ex magistrato del pool Mani Pulite, disse che da Mani Pulite in poi "i politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi". Se riforma dev'essere, dovrà essere /senza/ la presenza della politica: allora ne riparleremo.

1. Semmai è vero che la carriera unificata tra giudici e PM risale al Codice di Procedura Penale e all'ordinamento del 1941, concepiti durante il regime per garantire "disciplina di ferro": ma è anche vero che nel 2024 su ottomila ottocento diciassette magistrati in servizio i passaggi di funzione sono stati quaranta due, vale a dire lo 0,48%. C’è più gente nella chat del calcetto.

Perciò la politica, di cui come ho detto non mi fido, indice un referendum costituzionale e porta milioni di italiani a votare (tra l'altro, obbligandoli a tornare dall'esterno dove studiano e lavorano) per decidere sulla carriera di una quarantina di persone all’anno? E tutto questo senza minimamente incidere sul fatto che in Italia la durata media di un processo civile è tra le più alte in Europa, con un giudizio completo (primo grado, appello e Cassazione) che può superare i sette anni? (Nel dettaglio, il primo grado dura in media circa uno e mezzo - tre anni, l'appello oltre due anni e la Cassazione circa due anni).

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