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lunedì 27 luglio 2026

Sulla coscienza della prostituzione

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=1480812587424276&id=100064866452919 .

> E non è bastato ai clienti
> italiani maschi sapere,
> dopo l'ennesimo giro di
> arresti, che le donne
> venivano costrette in
> schiavitu.

> Il via vai continua ancora
> oggi.

Macché: non gliene frega niente. Tutti conoscono luoghi, tariffe, nazionalità, sesso – perché c'è anche chi preferisce fare sesso con un altro uomo invece che con una donna; aggiungendo così ripugnanza all'orrore.

Tanto tempo fa, avevo un amico in Polizia. Gli chiesi come fosse possibile che non si riuscisse a distruggere questo infame mercimonio. La risposta, all'epoca agghiacciante per me, fu che il Corpo sapeva tutto del traffico: come ho detto, conoscevano luoghi, tariffe, nazionalità, numero delle bande, numero dei criminali e delle schiave. Se avessero avuta libertà di movimento avrebbero potuto stroncare l'intero traffico nel giro di una settimana. Ora, io non so se fosse vero, tuttavia anche se si fosse trattato di un mese invece che di una settimana il concetto sarebbe rimasto valido.

Il problema, come molte delle ragazze che frequentano hanno già sottolineato, è che tra i clienti non c'erano (così come non ci sono) soltanto il panettiere, l'idraulico o il bidello: c'erano anche l'avvocato, il primario, il dirigente – senza dimenticare i personaggi politici. La conseguenza, allora come oggi, era che la Polizia non solo non poteva agire, ma se gli agenti avessero agito per proprio conto avrebbero rischiato la persecuzione da parte di tutti quegli uomini (perché sì, si tratta solo soltanto e unicamente di esseri dotati di fallo) socialmente più potenti.

Ora: il mio amico mi spiegò che aveva scelto il suo lavoro per passione, e che quindi non si poneva il problema se un criminale avesse aperto il fuoco contro di lui: era conscio del rischio di poter morire in servizio. Tuttavia né lui né nessun altro in Polizia aveva intenzione di rischiare non solo la carriera ma proprio il posto di lavoro per aver toccato un intoccabile.

Invero ci fu un periodo in cui si tentò di contrastare questo laido mercato, sebbene con una forzatura giuridica: ovverosia, il riaccompagnamento della prostituta sul posto di lavoro fu considerato favoreggiamento della prostituzione, e come conseguenza fu previsto il blocco del mezzo. La scelta fu combattuta sia nelle aule di tribunale, appunto adducendo l'incostituzionalità dell'interpretazione legislativa; sia con una campagna stampa particolarmente potente, volta anche a far passare per vittime i fruitori del, chiamiamolo così, servizio.

In particolare mi ricordo del caso di un ragazzo, di buona famiglia, fidanzato in casa, che si era recato in giro con l'autovettura di papà. Era stato fermato e gli era stato bloccato il mezzo; tuttavia il giovanotto, per la vergogna, si tolse la vita. Ecco!, questa legge porta al suicidio.

Premesso che secondo me il giovanotto in questione abbia fatto benissimo. È inutile sottolineare che della sorte delle donne quasi nessuno si preoccupò. Anzi: oggi perfino alcune associazioni femministe (o autoproclamate tali) stanno tentando di far passare la prostituzione come un lavoro come un altro. Ormai non aspetto neanche più il meteorite: se trovassi un altro pianeta vivibile, andrei via io.

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