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Non esattamente. Cattolici e protestanti non hanno agito per
gusto, bensì perché erano convinti di portare a compimento la volontà di Dio:
estirpare la cultura pagana e diffondere il Santo Verbo. Una motivazione del
genere, checché ne voglia la pretesa "onestà" d'intenti, è però
delirante perché:
1. Gesù non ha mai (mai) pensato di cancellare le culture
diverse dalla propria: anche della precedente regola ebraica, egli dichiara:
«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto
non per abolire, ma per portare a compimento» (Vangelo di Matteo, capitolo 5,
versetti 17-20). Gesù non vuole cancellare le regole o i precetti dell'Antico
Testamento, ma dare loro il pieno significato e compierli attraverso la sua
vita e il suo insegnamento;
2. stabilito che non volesse cancellare neanche la vecchia
regola ebraica, men che mai si può dedurre dai Vangeli che l'azione di Gesù si
sviluppi tramite la violenza. Gesù usò la violenza solo in un caso specifico:
l'episodio della cacciata dei mercanti (o dei venditori) dal Tempio, narrato in
tutti e quattro i Vangeli canonici (Matteo 21:12-17, Marco 11:15-19, Luca
19:45-48, Giovanni 2:13-25). Gesù usò la violenza per contestare la
trasformazione del luogo sacro in un mercato o covo di ladri, e per esigere il
rispetto d'un luogo sacro: nulla da spartire né con la diffusione del Verbo, né
con l'imposizione con la violenza.
A parte il caso specifico testé riportato, Gesù diffonde il
Verbo con la parola (le parabole), con i miracoli (la resurrezione di Lazzaro)
e soprattutto con la remissione dei peccati. Quando una donna peccatrice entra
nella casa del fariseo Simone, piange sui piedi di Gesù, li bagna con le sue
lacrime, li asciuga con i capelli, li bacia e li cosparge di olio profumato; il
fariseo mormora dentro di sé, dubitando che Gesù sia un profeta, poiché
permette a una donna peccatrice di toccarlo. Gesù risponde con la parabola dei
due debitori e pronuncia la celebre frase: «Le sono perdonati i suoi molti
peccati, perché ha molto amato» (Vangelo di Luca 7:36-50).
Ancora. Scribi e farisei portano da Gesù una donna sorpresa
in adulterio, ricordando che la legge di Mosè impone la lapidazione e
chiedendogli il suo parere per metterlo alla prova. Gesù non se l'infila
neanche per traverso: dopo aver scritto in terra, pronuncia la celebre frase
(«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»),
spiazzando gli accusatori, i quali se ne vanno uno alla volta a partire dai più
anziani. Rimasto solo con la donna, Gesù non la condanna, ma le dice di andare
e di non peccare più.
Perciò ripeto: l'idea di diffondere il Santo Verbo con la
violenza è delirante. L'uso della violenza per diffondere la fede non è ammesso
neanche nell'Islam; difatti Muhammad sostiene (giustamente) che «Non c'è costrizione
nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta
l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio
di cedimenti. Allah è audiente, sapiente» [Sura Al-Baqarah (La Giovenca),
versetto 256]. Questo versetto stabilisce il principio fondamentale della
libertà di coscienza e di fede nell'Islam, affermando che l'adesione alla
religione deve basarsi sulla libera scelta e sulla convinzione personale,
poiché la verità spirituale è già chiaramente distinguibile dall'errore.
Storicamente, questo principio è stato la base giuridica che ha permesso alle
comunità cristiane ed ebraiche (la "Gente della Scrittura") e
successivamente perfino induiste di continuare a praticare il proprio culto
all'interno dei territori islamici, in cambio del pagamento di una tassa di
protezione (jizyah)
– – – – – – – – – –
[praticamente le stesse puttanate che dicono gli israeliani]
Sostanzialmente sì. È il discorso della volontà di Dio, che guarda il caso è curiosamente sempre rivolta dalla nostra parte.
Purtroppo tutti questi dèi non hanno mai spalancate le nubi, per affacciarsi e dire «gente, nun ciavete mai capito gnente, arincominciate tutto da capo» – proprio così, in perfetto accento borgataro romanesco; il risultato è che chiunque può indossare il burattino e fargli dire qualsiasi cosa – e ovviamente la cosa è ciò che il capo, il padrone, il comandante del momento vuole.
È successa la stessa cosa anche con il comunismo, con la differenza che al posto di Dio è stato messo Josip Stalin, tant'è che all'epoca si parlò di "culto della personalità": altra argomentazione delirante, perché Stalin trasformò un sistema politico che avrebbe voluto rivoluzionare la società in un sistema che al contrario esasperò le condizioni precedenti; perciò culto di chi e perché mai. Di ciò, così come nel caso dei credenti, nessuno si accorse se non dopo anni e anni. Che sia un tipico atteggiamento umano?
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