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Negli anni Quaranta del secolo passato la Germania nαzιstα aprì sei campi espressamente creati per stεrmιnαrε esseri umani – per i motivi più disparati: la religione, la politica, patologie psicofisiche (o semplicemente perché gli stavano antipatici). Un numero mai ben definito di poveri cristi furono tοrtυrαtι, υmιlιαtι e infine υccιsι in quei maledetti campi.
Qualcuno ha provato a stilare un calcolo approssimativo; ma
a che cosa servirebbe sapere precisamente quanti furono. Ciò che conta è che ci
furono ingegneri, geometri, muratori, termoidraulici eccetera che si adoperarono
per renderli efficienti.
In quei campi, oltre alle “squadre di protezione” dell’allora
Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, c’erano anche operatori civili:
persone addette alla pulizia, alla cucina, ai rifornimenti – e alla rimozione dei
cadaveri. In alcuni campi c’erano anche piccole orchestrine, che suonavano motivi
allegri: chissà, forse per tirare su il morale degli ospiti.
Insieme agli operatori civili c’erano anche le strutture per
le loro famiglie: mense, scuole, posti di pronto soccorso; bar, piccoli negozî di
vestiario, giocattoli per bambini. Tutto normale all’apparenza, tranne per quei
capannoni. Ah, e i forni crematorî, poco più in là.
Alla fine della guerra questo personale “civile” tornò in Germania.
Nessuno ha mai mostrato pentimento, rimorso o una qualsiasi forma di dolore per
quel che tanto diligentemente avevano fatto: erano dipendenti dello stato, avevano
svolto un servizio, avevano eseguiti gli ordini. Tutto normale, tutto tranquillo,
tutto dimenticato.
È successo soltanto ottant’anni fa, nella terra di Johann Wolfgang
von Goethe, Immanuel Kant,
Karl Marx – sì, anche di Georg Wilhelm Friedrich Hegel, che proprio con le donne
aveva qualche problema di relazione https://it.wikipedia.org/wiki/Sputiamo_su_Hegel
, e di Friedrich Nietzsche e del suo concetto di oltreuomo o superuomo https://it.wikipedia.org/wiki/Oltreuomo
.
È successo; e purtroppo, tornerà a succedere. Ciò perché l’essere
umano è capace di astrarre, cioè di estrarre, di separare i concetti e successivamente
di prescindere da alcuni di questi concetti; fino a estraniarsi dalla realtà, a
perdere la nozione delle cose circostanti per seguire il pensiero. Pensiero che,
a questo punto, può arrivare sia alle più alte vette sia ai più profondi recessi.
Curiosamente, forse una delle protezioni più efficaci contro
queste derivazioni deliranti sono proprio le donne. Tradizionalmente le donne sono
legate alla maternità, ed essa è fatta soprattutto di cose pratiche: cibo, calore,
medicinali, cura nei confronti del figlio. Altro che sogni di gloria, di conquista,
di potere: dal momento che ho sfamato pulito e vestito mio figlio, mi basta un giocattolo
e qualche ora di sonno.
Ovviamente nessuno (o almeno sicuramente non io) getta la croce
addosso alle donne – l’ennesima croce, dopo tutte quelle che furono gettate nei
secoli; però sì, secondo me le donne sono l’ultimo fronte di resistenza contro il
deliro d’onnipotenza di certi sqυιlιbrαtι – uomini. Un raro, potente, prezioso tesoro
di cui le donne si dovrebbero rendere conto; e mi auguro che prima o poi lo facciano.
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