> Ma come è potuto succedere?
Siamo diventati ricchi, anche se in più passaggi. Prima nel
XVI Secolo, quando scoprimmo le Americhe, e cominciammo l'opera di sterminio,
devastazione e sfruttamento di quei continenti, opera che tuttora perdura; poi
alla metà del XVIII Secolo, quando fu messa a punto la macchina a vapore, il
primo strumento capace di generare più energia d'un cavallo o d'un bue; infine
all'inizio del XX Secolo, quando fu messo a punto il motore a scoppio. Da quel
momento la ricchezza di questa parte di mondo è praticamente decollata,
arrivando a vette impensabili fino a cinquecento anni fa.
> Dov’eravamo mentre gli idioti
> prendevano il potere?
A pranzo.
In epoca moderna si è troppo romanticizzato il concetto di
"popolo": il popolo è sempre visto come un'entità positiva. È il
grave errore delle sinistre da salotto, che vedono il popolo col binocolo;
tuttavia è lo stesso errore del terzomondismo, che prova indulgenza verso
abitudini atroci come lapidazioni di adultere e burqa e tortura degli avversarî
politici.
Il popolo, oltre a essere conformista, razzista, ossequiente
per convenienza e traditore per lo stesso motivo, è anche facile alla
prοstιtυzιοnε verso il potere. Quando ha cominciato a non morire di fame, non
morire di malattie banali, non essere terrorizzato dal rischio delle invasioni
militari, s'è accomodato a tavola. Il risultato è stato: passare dalle malattie
dovute alla malnutrizione e alle infezioni intestinali alle malattie da
iperalimentazione, passare dall'altruismo verso chi stava peggio di noi
all'invidia per chi ha più di noi e all'avidità per chi ha anche solo quel
poco, passare dalla ricerca della felicità e della serenità alla ricerca
dell'opulenza.
Quando furono scoperte le Americhe un'enorme quantità di
beni cominciarono a provenire da quei continenti: non solo gemme e metalli
preziosi, ma anche cibo e fibre, come il cotone. Il risultato fu che un enorme
messe di persone, che prima si nutrivano con i prodotti della terra,
improvvisamente si trovarono il mercato invaso da quegli stessi prodotti
provenienti da oltreoceano che però costavano la metà, se non addirittura un
terzo, rispetto a quanto lor serviva per poter sopravvivere, campare, mangiare.
Nacquero così le arti che andavano per la maggiore, come appunto la
pellicceria, l'oreficeria e la tessitura, e le arti che andavano per la minore,
come appunto la muratura, l'agricoltura e l'allevamento.
Quell'enorme mole di gente affamata divenne presto vittima
dello sfruttamento degl'industriali, i quali avevano bisogno di mettere al
lavoro alle macchine del personale da pagare poco e sfruttare tanto: che dolore
provai, quando vidi per la prima volta le forografie di bambine e bambini di
neanche dieci anni con le dita mozzate dalle macchine per la filatura. Solo in
quel momento cominciò a nascere un sentimento di rivalsa da parte del terzo
stato nei confronti della borghesia. In particolare i poveri si resero conto
che la motivazione della propria condizione era dovuta alla mancanza
d'istruzione e conoscenza, alla incapacità di leggere, scrivere, far di conto:
nacquero così il comunismo e la scuola pubblica, furono create le biblioteche
popolari e la gente comune cominciò per l'appunto a fare politica.
Oggi il cittadino non è più interessato alla politica perché
può mangiare, e tanto: il risultato, appunto, è stata la lenta tracimazione
della società verso l'idiozia. Vladimir Lenin disse: «In politica, indifferenza
è soddisfazione. L'etichetta di disimpegnato non è altro che l'espressione
velata, ipocrita, passiva dell'appartenenza al partito dei satolli, dei
governanti, devi sfruttatori». Per quale motivo io, cittadino senza più
problemi, mi dovrei occupare della società? Io penso solamente a me stesso,
penso a far soldi – dal momento che sono lì, disponibili per chiunque: basta
allungare le mani e avere abbastanza pelo sullo stomaco da passare su cadaveri,
sofferenze, sfruttamento. Dopotutto era la stessa cosa che faceva all'epoca la
nobiltà e successivamente la borghesia: niente di nuovo sotto il sole.
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