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lunedì 21 settembre 2026

Sull'avvento dell'idiozia

 

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> Ma come è potuto succedere?

Siamo diventati ricchi, anche se in più passaggi. Prima nel XVI Secolo, quando scoprimmo le Americhe, e cominciammo l'opera di sterminio, devastazione e sfruttamento di quei continenti, opera che tuttora perdura; poi alla metà del XVIII Secolo, quando fu messa a punto la macchina a vapore, il primo strumento capace di generare più energia d'un cavallo o d'un bue; infine all'inizio del XX Secolo, quando fu messo a punto il motore a scoppio. Da quel momento la ricchezza di questa parte di mondo è praticamente decollata, arrivando a vette impensabili fino a cinquecento anni fa.

> Dov’eravamo mentre gli idioti
> prendevano il potere?

A pranzo.

In epoca moderna si è troppo romanticizzato il concetto di "popolo": il popolo è sempre visto come un'entità positiva. È il grave errore delle sinistre da salotto, che vedono il popolo col binocolo; tuttavia è lo stesso errore del terzomondismo, che prova indulgenza verso abitudini atroci come lapidazioni di adultere e burqa e tortura degli avversarî politici.

Il popolo, oltre a essere conformista, razzista, ossequiente per convenienza e traditore per lo stesso motivo, è anche facile alla prοstιtυzιοnε verso il potere. Quando ha cominciato a non morire di fame, non morire di malattie banali, non essere terrorizzato dal rischio delle invasioni militari, s'è accomodato a tavola. Il risultato è stato: passare dalle malattie dovute alla malnutrizione e alle infezioni intestinali alle malattie da iperalimentazione, passare dall'altruismo verso chi stava peggio di noi all'invidia per chi ha più di noi e all'avidità per chi ha anche solo quel poco, passare dalla ricerca della felicità e della serenità alla ricerca dell'opulenza.

Quando furono scoperte le Americhe un'enorme quantità di beni cominciarono a provenire da quei continenti: non solo gemme e metalli preziosi, ma anche cibo e fibre, come il cotone. Il risultato fu che un enorme messe di persone, che prima si nutrivano con i prodotti della terra, improvvisamente si trovarono il mercato invaso da quegli stessi prodotti provenienti da oltreoceano che però costavano la metà, se non addirittura un terzo, rispetto a quanto lor serviva per poter sopravvivere, campare, mangiare. Nacquero così le arti che andavano per la maggiore, come appunto la pellicceria, l'oreficeria e la tessitura, e le arti che andavano per la minore, come appunto la muratura, l'agricoltura e l'allevamento.

Quell'enorme mole di gente affamata divenne presto vittima dello sfruttamento degl'industriali, i quali avevano bisogno di mettere al lavoro alle macchine del personale da pagare poco e sfruttare tanto: che dolore provai, quando vidi per la prima volta le forografie di bambine e bambini di neanche dieci anni con le dita mozzate dalle macchine per la filatura. Solo in quel momento cominciò a nascere un sentimento di rivalsa da parte del terzo stato nei confronti della borghesia. In particolare i poveri si resero conto che la motivazione della propria condizione era dovuta alla mancanza d'istruzione e conoscenza, alla incapacità di leggere, scrivere, far di conto: nacquero così il comunismo e la scuola pubblica, furono create le biblioteche popolari e la gente comune cominciò per l'appunto a fare politica.

Oggi il cittadino non è più interessato alla politica perché può mangiare, e tanto: il risultato, appunto, è stata la lenta tracimazione della società verso l'idiozia. Vladimir Lenin disse: «In politica, indifferenza è soddisfazione. L'etichetta di disimpegnato non è altro che l'espressione velata, ipocrita, passiva dell'appartenenza al partito dei satolli, dei governanti, devi sfruttatori». Per quale motivo io, cittadino senza più problemi, mi dovrei occupare della società? Io penso solamente a me stesso, penso a far soldi – dal momento che sono lì, disponibili per chiunque: basta allungare le mani e avere abbastanza pelo sullo stomaco da passare su cadaveri, sofferenze, sfruttamento. Dopotutto era la stessa cosa che faceva all'epoca la nobiltà e successivamente la borghesia: niente di nuovo sotto il sole.

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