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Lavoro come assistente tecnico nel Liceo di Bracciano: ho
cinquantatré anni. Potrei dire di essere abbastanza grande, maturo, di avere un
buon bagaglio d'esperienze; insomma di aver abbandonata da tempo l'età della
spensieratezza, di averne sentite d'ogni sorta, di avere una certa qual
coscienza del male del mondo.
Poi mi capita di leggere la Tua storia. E tutte le mie
esperienze, gli anni, la maturità si sgretolano come un castello di sabbia.
Sono allibito, inorridito, ammutolito.
Lavoro da anni a contatto con gli adolescenti, ragazzi e
ragazze: le loro storie, le difficoltà, le paure. Pure di fronte al Tuo
racconto, alle fotografie, alle radiografie, mi sento improvvisamente inutile,
insignificante, impotente dinanzi a tanta malvagità. Mi domando che cosa avrei
potuto fare se mi fosse capitata vicina una cosa del genere, che cosa potrò
fare se mi capitasse d'incappare in una tragedia del genere; che cosa possa
fare ora, qui, sùbito, per contrastare quest'onda anomala, fatta di rabbia,
odio, rancore.
Poi mi ricordo di quanto sto facendo. Ho letto il Tuo
racconto in un gruppo che appunto parla di e contro il patriarcato, il
maschilismo, insomma la sottomissione della donna, e l'ho condiviso in un altro
gruppo similare. Collaboro (unico uomo, unico maschio, unico folle) con una
ONLUS che fa informazione alle donne. Anche a scuola, più e più volte mi sono
impegnato a propugnare la parità in punta di diritto di tutti, donne e uomini,
cittadini e stranieri, etero e omo o qualsiasi altro orientamento; anche lì,
unica voce delirante in un silenzio assurdo, totale, assordante.
Forse è qualcosa.
Forse non è abbastanza, forse potrei fare più di così, forse
dovrei fare ancora; forse la montagna di orrore sarà solo leggermente scalfita
dal mio personale impegno: ma sarebbe sufficiente? Incredibilmente, a me
vecchio anarchico ateaccio mangiapreti corre in soccorso niente meno che Madre
Teresa di Calcutta: "[Dentro] noi stessi sentiamo che ciò che stiamo
facendo è solo una goccia nell'oceano. Ma l'oceano sarebbe di meno se mancasse
quella goccia". Quanto vorrei essere certo che fosse vero.
Per quanto possano valere, Ti esprimo tutto l'affetto, il
dolore, la solidarietà di cui sono capace.
Coraggio.
Stefano
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