Tuareg

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mercoledì 23 luglio 2014

A proposito di Alessandro Di Battista

Pubblicato qui: http://web.giornalismi.info/gubi/articoli/art_9778.html

Premesso che nessun estraneo dovrà mai rispondere a me di quel che dice, o fa: ma sicuramente, qualsiasi cosa qualcuno dovesse dire o fare mi farà riflettere. Premesso che pubblicherò questo mio componimento anche altrove, perché ritengo giusto smascherare tutti gli agenti di partito e gli amici dei padroni, comunque essi si propongano.
È con sincera delusione che mi corre leggere certuni artifici di retorica da una persona che pure, apparentemente, si professa essere dotato di una qualche levatura morale: PeaceLink, Telematica per la Pace, l'Elogio della Pirateria, l'inchiesta sui fatti del G8 a Genova nel 2001 e tante altre belle cose. È doloroso osservare quanto egli rimanga ancorato al Partito - di cui dirò più oltre, ancorché si dichiari astenuto dal voto per il PD e per «altri grandi partiti di potere». Spiace leggere del tentativo, peraltro puerile, di dissimulare l'operato di Alessandro Di Battista, addirittura accostandolo al divieto, quello sì, lanciato da Bettino Craxi contro Beppe Grillo.
Andiamo per punti:
1. il Codice di Comportamento Parlamentare del MoVimento Cinque Stelle, sottoscritto da Alessandro Di Battista, recita chiaramente: «Evitare la partecipazione ai talk show televisivi». Alessandro stesso, durante la trasmissione, si è espresso in perfetta linea con il Codice: «io sono venuto qui in tivvù, non vengo volentierissimo, nel senso che non mi piace moltissimo il mezzo ma ringrazio per avermi invitato»; e di presso, alla domanda dell'imprenditore Alfio Marchini, è ancora più descrittivo: «io non temo le domande di nessuno, semplicemente non ci piacciono molto i talk [show] perché molto spesso diventano dei pollaî; ma se i talk sono come stasera, mi sembra che possano dare delle informazioni, per cui la televisione può anche essere un buon mezzo»: spiegazione più chiara di così, è impossibile;
2. è curioso dover spiegare a un giornalista, saggista e ingegnere che "evitare" è diverso da "vietare"; e che l'accostamento tra il divieto preventivo scritto nel Codice da una parte, che quindi l'aspirante attivista si trova a sottoscrivere in anticipo per militare nel MoVimento, e il divieto successivo lanciato da Bettino Craxi contro Beppe Grillo dall'altra, ancorché ambedue riguardino la presenza su un mezzo pubblico qual è la televisione di Stato, è quanto di meno corretto si possa fare: diverso l'intento, diverso il metodo, diversa la procedura, diversa la magnitudine, diverse le conseguenze;
2 bis. sarebbe invece stato forse più utile chiedere ad Alessandro se per caso la sua partecipazione a Servizio Pubblico sia stata un'iniziativa decisa motu proprio o invece decisa collegialmente; ché nel caso sarebbe così frutto di una visione di concerto del gruppo parlamentare del MoVimento, il quale ha perciò analizzato fin dove il verbo "evitare" si possa spingere;
3. il Codice di Comportamento Parlamentare del MoVimento Cinque Stelle non è, né mai sarà, Legge canonica dello Stato: molto più semplicemente è un codice di comportamento, che vale solo, soltanto e unicamente per chi vuole aderire al MoVimento. Per tutti gli altri, fuori dal ristretto spazio del MoVimento, vale la Costituzione e la Carta dei Diritti dell'Uomo. Giova forse ricordare che altrettanti divieti valgono altrove, perfino più impegnativi e apparentemente meno sensati: per esempio, nella più gran parte delle confessioni cristiane l'accesso al sacerdozio è incompatibile con il matrimonio, finanche quello religioso, così come è interdetto al genere femminile;
4. accostare il voto di un giovane con il malaffare perpetrato dai politici italiani per decenni («se siamo dove siamo e' per gente come Di Battista»), è altrettanto poco corretto: vent'anni fa Alessandro aveva sedici anni (è del 1978), dovrebbe esser noto a chiunque quanto sia difficile riuscire a dirimere la propaganda di partito dai fatti, a quell'età. Invece no: hai votato una volta, ormai ti sei compromesso; anche se successivamente hai compreso l'errore e hai fatta finanche pubblica ammenda, la condanna è ad aeterno.
Ora: forse è possibile rimproverare il MoVimento e i suoi militanti che «vi illudete di essere il futuro», ma è un'illusione che permette a tante persone di avere una speranza futura; ché dovessimo far riferimento al possibile attuale, ci sarebbe spazio solo per il suicidio - e qualcuno, in effetti, lo ha commesso. Che però un'interpretazione personale permetta di pronunciare una condanna per tradimento e profittazione, mi sembra ancora più illusorio. Scrivere articoli per Diario, settimanale allegato all'Unità, noto giornale di partito, o peggio direttamente per Liberazione, è pur sempre partecipazione alla vita politica: in questo caso, assolversi è come giocare a carte con sé stessi. L'Unità e Liberazione ricevono i finanziamenti pubblici all'editoria, di cui evidentemente anche il nostro paladino ha fruito, così come ha fruito della visibilità offerta dai quotidiani di partito: sarebbe tutto regolare, ma allora perché esacrare chi fa la stessa identica cosa, cioè sfrutta la visibilità del mezzo per cercare di migliorare lo status quo.
Voglio lanciare una mia interpretazione: posto che sia vero che «non ho mai (MAI!) votato PD», alcune frasi scritte qua e là fanno supporre la militanza in altre formazioni politiche (vedi la professione di fede di aver agito «premiando sempre le iniziative politiche piu' illuminate e pertanto condannate a restare minoritarie»: chissà quale ente morale ha assegnato questo ambito premio); una simile autocelebrazione, accompagnata dall'anatema contro qualsiasi formazione politica alternativa («io vedo in voi solo un triste passato destinato a ripetersi, con un tragico copione che ha gia' visto trasformarsi in lobby dei partiti che un tempo erano movimenti di resistenza, come e' gia' accaduto ai Radicali, ai Comunisti, ai Verdi»), mi fa pensare che l'autore di queste parole sia egli per primo un deluso, che in passato ha militato nei «movimenti di resistenza»; e che a quei partiti egli è rimasto attaccato - ecco il riferimento di cui al secondo paragrafo di questo papiro.
Se così fosse, mi permetto un'osservazione. Ho quarantotto anni, ho combattute le mie battaglie sociali - nel sindacato anarchico, invece che nella politica; sono stato sconfitto per anni dall'ignavia, dall'accidia, dall'indolenza e talvolta dalla connivenza dei miei colleghi. Ho conosciuti anch'io momenti di sconforto: tuttavia sono ancora vivo, e attivo, e pronto a combattere ogni volta che si presenti l'occasione. Le persone che tentano di sminuire, distruggere, privare di energia un uomo e un movimento che oggi, qui e adesso tentano di abbattere un sistema corrotto, etichettandoli come «cialtroni» che fanno «squadrismo 2.0», «succubi», «esibizionisti», incoerenti e opportunisti, additandoli come «gente che da' a una vetrina televisiva piu' valore della propria firma, delle promesse fatte e della parola data», «quelli che si atteggiano a coraggiosi rivoluzionari mentre sono soltanto i soliti italiani furbetti a convenienza», «che in campagna elettorale firmano contratti con gli italiani e poi li stracciano una volta arrivati in Parlamento», tutto ciò vertendo su un (falso) malinteso significato del verbo "evitare" per dare del traditore a lui e ai suoi sodali, e a chi con lui tenta ancora di fare qualcosa per questo disgraziato paese, dimenticando invece quanto del buono hanno fatto e quanto vorrebbero fare, e faranno: ai miei occhî essi sono ex militanti di partito i quali, ancorché sconfitti, delusi e frustrati, hanno ancora la segreta speranza che un giorno il Gran Partito dei Lavoratori trionferà.
A questa gente dico: tenetevi il partito, l'ideologia, il proletariato e tutte le classi sociali ormai quasi scomparse: tanti auguri, noi andiamo oltre.