Tuareg

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sabato 29 giugno 2013

L' "informazione" in Italia

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/groups/braccianom5s/permalink/656522807695124/ in risposta a: https://www.facebook.com/daniele.farsetti/posts/477140842371178

Caro Daniele,
devo dire che a me quest'atteggiamento, che tu definisci (peraltro giustamente) mafioso, è talmente tanto noto che mi lascia - quasi - impassibile. Questo siamo noi, questo è il popolo: il potere usa solo maggior veemenza, maggior forza, ma sostanzialmente siamo lì, ognuno ha il proprio piccolo intrallazzo, ognuno la sua piccola convenienza. Chi ha ottenuta la concessione /contra legem/, chi ha l'amico del parente assunto - che equivale alla concessione di cui sopra, chi se ne frEHM, disinteressa perché nessuno l'ha mai preso in considerazione, per ultimo chi spera d'entrare nel giro, alla fine la "gran massa" della popolazione è connivente o, nella situazione più rosea, inerte dinanzi alla situazione.
Poi ogni tanto "sbuca" fuori il matto, il jolly, chi canta fuori dal coro: apriti cielo, qualcuno vuole abbattere lo /status quo/, che screanzato! Questo paese annovera una gran quantità di lobby, da quelle arcinote dei politici, delle banche, dei costruttori (quasi mai inquisiti) a quelle meno note dei militari, dei medici, degli avvocati, degl'insegnanti, fino alle piccole lobby degl'impiegati statali, provinciali, comunali. Ognuno con il proprio piccolo orticello, ognuno con il proprio piccolo mondo antico, ognuno pronto a difendere i proprî privilegi, a volte grandi a volte piccoli a volte davvero miserevoli. Hai in mente la storiella del maiale e dell'asino? Il primo che irride il secondo: eccolo il gran lavoratore, l'amico dell'uomo, che lo sostiene, lo aiuta, lo segue, da cui si becca il frustino, i cardi, la fatica, il freddo. Spiacente amico, io preferisco stare qui a mangiare e dormire. Al quale il pacifico asino risponde con una domanda: tu non sei lo stesso dell'anno scorso, vero?
Noi dobbiamo far fronte a questa gran massa di maiali - in senso metaforico - cercando gli asini, i lavoratori, chi vuole davvero bene al proprio paese, al proprio futuro, ai proprî figli, per i quali spera qualcosa in più che il posto in banca o in ufficio. Pagheremo amaramente questi sacrosanti diritti, appunto il frustino di cui alla favola di prima: poi però, potremo dire di aver lasciato questo mondo un poco migliore di come l'abbiamo trovato. Paolo Cellini, a chi critica il Movimento, come l'asino ribatte giustamente in due maniere: «ma a te questa situazione sta bene?», e di seguito «e tu che cosa fai per cambiare?». Ecco, noi possiamo rispondere ad ambedue le domande. Mi sembra abbastanza per poter andare in giro con la testa alta, e continuare a beccar frustate.
Cordialmente.