Tuareg

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giovedì 22 settembre 2016

Sul futuro del Paese, e della Scuola

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/lastampa.it/posts/10154069991605958?comment_id=10154071564570958&reply_comment_id=10154072108820958&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R9%22%7D

Con calma.
Una volta, gl'imperatori, i re, i nobili (e i vertici della chiesa) erano tutti uniti in coro a raccontare che essi erano tali "per grazia di Dio" - a onta del fatto che il Maestro in persona avesse chiaramente affermato che «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù» (Gv 18,36). Oggi gli stessi cori (cambiati corifei e coristi per problemi d'età) ci cantano che «la frase "l'istruzione è importante, perchè educare è un'arma valida tanto quanto le difese militari" non ha nulla a che fare con l'operato del governo nel Paese».
Gli amici dei padroni sono sempre esistiti, anche quando il popolo credette di aver vinta la rivoluzione, e per un paio di secoli alcune belve si ersero a "unici rappresentanti del popolo" - e guai a chi osasse proferire il contrario, vedasi la Legge dei Sospetti e Kronstadt. Oggi invece, ecco rifiorire praterie di petali incontaminati, imperturbabili, immacolati; i quali, avendo persa l'occasione di avocare a sé lo charme della divinità, ormai in evidente declino, tentano di profittare di altre seducenti affermazioni: una tra tutte, l'immarcescibile "bene del Paese" - che, manco a farlo apposta, coincide sistematicamente con l'interesse proprio.
Decenni di malaffare, migliaia di operatori infedeli, migliaia di provvedimenti conclamatamente e apertamente volti alla restaurazione di un "ancien régime" fatto di persone ricchissime (e, ultimamente, anche piuttosto ignoranti) possono essere allegramente e felicemente fatti passare per gesti di sana e integerrima politica popolare. Qualche esempio?
Il mondo politico ha palesemente tradito il proprio mandato di difendere la cittadinanza, facendo transitare l'economia nazionale nelle mani di pochi faccendieri? Basta mantenere il vecchio nome (Banca d'Italia) per ingannare intenzionalmente il popolo minuto, che crederà così che la banca appartenga alla nazione, invece del contrario. Il mondo del lavoro si sta trasformando in una sorta di postribolo, dove può sperare di accedere solo chi soddisfa determinati requisiti dettati dagli avvoltoî, leggi i proprietarî d'azienda - primo tra tutti, non essere donna? La riforma del lavoro era un provvedimento atteso da decenni (chissà come avremo fatto ad andare avanti, finora). La scuola è da anni sottoposta a vessazioni d'ogni genere, prima tra tutte il taglio dei finanziamenti? Suvvia, bisogna avere il coraggio di riformare il vecchio sistema, mica vorremo continuare a studiare le stesse cose per sempre. Perfino Famiglia Cristiana titolò "Non chiamiamo riforma un semplice taglio di spesa" - Famiglia Cristiana, mica Lotta Comunista.
Oh, sia bene inteso: coloro che compiono il salto della quaglia, e passano dalla parte dei nuovi padroni, fanno bene. Qualunque economista, dietro e oltre le menzogne di propaganda ("il mercato possiede al suo interno i proprî sistemi di regolazione"), sa bene che per creare un ricco ci vogliono, per ben che vada, almeno un migliaio di poveri: che siano poveri gli altri, io per me voglio il meglio. Se poi "gli altri", genericamente intesi, si trovano a mal partito, problemi loro: Terry De Nicolò ci ha spiegato il modus facendi del moderno self made man, basta essere ciechi e sordi dinanzi alla mattanza sociale, e anzi se possibile farla passare per "solida educazione", con il fine di costruire "un futuro migliore": di che cosa, è facile immaginare.
Qualcuno mi chiederà: e tu, da quale parte stai? Oh, io ho smesso di stare da una parte. Avendo ripugnanza del profitto e dello sfruttamento, avendo ricevuta un'educazione volta più alla comprensione che alla discriminazione, avendo maturata l'esperienza che anche il peggior studente, ove seguito con debita cura, permette di ottenere un buon risultato; tutto ciò premesso, quando il primo a volgermi le spalle è il genitore, il cittadino, il collega (di lungo corso così come appena assunto), insomma le teoriche vittime del sistema - e li vedo poi sgomitare per avventarsi sul maiale arrosto, nel disperato tentativo di strappare il pezzo di carne più grosso; mi rendo conto di essere un alieno, un pazzo allucinato, un vecchio babau che ulula alla luna. Ho smesso da anni di criticare il sentore comune del volgo: anche perché i miei interlocutori sono tutti grandi, adulti e vaccinati, tutti sanno leggere e scrivere e far di conto, siamo mica nel XVIII secolo, perciò con quale diritto mi permetto di esprimere la mia opinione contraria.
Tuttavia, mantengo in cuore una speranza. La mia ventura è stata assai parca di soddisfazioni, tant'è che mi ha privato di quegli orpelli, chiamiamoli così, che mi avrebbero dovuto condurre a combattere per migliorare la condizione dell'essere umano, e di riflesso quella della mia famiglia. Ma essendo io privo di famiglia e di prole, mi posso prendere la più grande delle soddisfazioni: rinfacciare a tutti i partecipi di questo sistema, che vi sta bene. Avevo detto che sarebbe bastato poco per rendere la situazione sociale migliore, avevo detto che bisognava diffidare da certe sirene ammaliatrici; avevo detto, e qui l'ho ripetuto, che per uno che "vince" alla lotteria, mille e mille sono gli sconfitti, perciò la lotteria è in realtà una truffa. Sono stato deriso, allontanato, espulso, talvolta perfino offeso, sbeffeggiato, insultato. Bene. Quando le famiglie saranno sfrattate e costrette a dormire in vettura - tante, molte più di oggi; quando il bambino nostrano che pietisce la carità per strada diverrà uno spettacolo (...) comune; quando torneranno di moda le baracche, i ponti, i Sassi di Matera - lì come altrove; a tutti costoro potrò dire, vi sta bene: raccogliete quel che avete seminato. Siamo ormai prossimi alla realizzazione del sogno, manca davvero poco: prepariamoci allo spettacolo, prendiamo i posti migliori. Lei, signor Pejrani, si accomodi in prima fila: insieme con la parte migliore della società futura.