Tuareg

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domenica 7 agosto 2016

Sulla riforma del Parlamento

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/groups/37941126853/permalink/10153595636346854/?comment_id=10153599745196854&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R%22%7D

La motivazione per cui gl'interlocutori evitano di "entrare nel merito della riforma" è (anche) perché al cittadino medio queste "grandi manovre" della politica interessano poco e niente. Il cittadino chiede unicamente quel tanto che gli serve per vivere: cibo, casa, servizî (scuola per i suoi pargoli, sanità per la vecchia mamma, trasporti efficaci, gestione sana delle immondezze, informazione veritiera) e se ci dovesse scappare qualche spiccio anche uno sfizio ogni tanto, un telefono, il capodanno con gli amici, una settimana di vacanza d'estate.
Perfetto: che cosa ha fatto invece la politica di cui il nostro propagandista si fa orgoglioso vessillifero? Ha partorita una riforma costituzionale di cui il popolo minuto capisce poco e niente, tant'è che perfino il Mega Segretario di Partito a un certo punto ha preferito giocare la carta dello /charme/ personale: ove il referendum rispondesse no, mi dimetto. Il risultato è che il popolo, già distante dalla politica per causa di una crisi che (giustamente, secondo me) esso imputa alla "casta" politica (vedi le incredibili rivelazioni di Mario Monti a riguardo), ha cominciato a rispondere no per pura ripicca: ignora praticamente tutto della riforma, ma se le argomentazioni sono di questo tenore allora risponde intenzionalmente. Filosofia ai massimi livelli.
Bastasse questo. Il taglio della spesa politica si è ridotto a una beffa: dopo aver ascoltate le motivazioni del Movimento, il cittadino ha interpretato il "taglio" di cinquecento milioni come un graffio: eppure sia il Comitato per il Sì («La ‪#‎RiformaCostituzionale‬ è l'unico strumento per ridurre davvero i costi della politica») sia gli agenti di partito («la Riforma Costituzionale riduce anche i costi della politica») con grandissima ostinazione continuano a recitare il mantra della riduzione dei costi della politica..
La semplificazione è stata messa in un angolo: l'articolo 70, per quanto possa essere giustificato dal fatto che debba normare il procedimento legislativo, tuttavia passa dalle attuali 9 (nove) alle q-u-a-t-t-r-o-c-e-n-t-o-t-r-e-n-t-a-t-r-é-p-a-r-o-l-e: ottenendo il risultato che l'elettore, memore della beffa di Fontamara, giunge automaticamente alla conclusione che ci sia l'inghippo - e come dargli torto. Alla stessa maniera vanno le cose per l'articolo 58: si passa dalle iniziali 13 (tredici) parole a quattrocentootto: un editoriale, invece che un articolo costituzionale.
La fanfara di partito sostiene che questa riforma riduca i tempi di approvazione delle leggi: falso, come una moneta di latta. Il bicameralismo seppe essere veloce come il lampo quando fu necessario - il Lodo Alfano fu approvato nel tempo da primatista di 21 (ventuno) giorni: questo dato è tanto più sorprendente dal momento che, essendo un Lodo, esso dev'essere stato approvato senza nessuna contestazione da parte delle opposizioni. Chissà come giustificherà un evento del genere la propaganda istituzionale.
In ogni caso, il Senato manterrà il diritto di richiamare a sé il Disegno di Legge entro dieci giorni dall'approvazione della Camera, per proporre le proprie modifiche e ritrasmetterlo indietro, affinché la Camera le esamini e si pronunci in maniera definitiva: a quel punto, se il pronunciamento fosse negativo, staremmo daccapo - compreso con il gioco del rimpallo delle responsabilità: è colpa del senatore, non è vero è stato il deputato, se ci fosse stata la volontà politica si sarebbe già fatto.
Se la politica nostrana avesse voluto davvero essere risolutiva, ebbene avrebbe trasformato il percorso di promulgazione delle leggi in un sistema monocamerale: ma è evidente che l'obiettivo era unicamente di trasformare il Senato in una vacanza premio per sindaci e consiglieri regionali, ai quali si applicherà temporaneamente l'immunità parlamentare, odiata dal popolo ma tanto, tanto amata dalla casta (vedi i recenti fatti dell Consiglio Comunale di Pistoia). Se a questo manteniamo l'assenza del vincolo di mandato per i parlamentari, diventa palese il motivo del rifiuto di qualsivoglia confronto: /de facto/, vista da sotto la sola differenza è che il popolo ha perso il diritto d'individuare i proprî rappresentanti in Senato.
Vista da sopra, la riforma è un vero attentato alla democrazia: con la maggioranza in Parlamento assegnata al partito (e non alla coalizione, badare bene) il Segretario del partito si può far eleggere Primo Ministro perciò sceglie i Ministri, il Segretario sceglie i Deputati grazie ai capilista bloccati, i Senatori voterebbero di tutto pur di godere dell'immunità parlamentare - che, essendo prerogativa appunto dei parlamentari, per loro diventa un privilegio anche solo in confronto con i loro colleghi regionali; il Segretario sceglie il Presidente della Repubblica ancorché indirettamente tramite il Parlamento, il Segretario sempre tramite il Parlamento e il Presidente nominano la maggioranza della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura. Se mettiamo dentro anche la lottizzazione della RAI, siamo alla dominazione assoluta: neanche negli Stati Uniti il Presidente ha così tanto potere a disposizione.
Tutto ciò avviene per mano di un Partito Democratico coinvolto nello scandalo dei favori ai petrolieri e nel fallimento delle banche toscane, che vede coinvolti i genitori dei maggiorenti del Partito e per i quali il Parlamento ha già votato contro il procedimento penale nei confronti di chi oggi è stata ribattezzata Maria Etruria. Fosse solo per questi due ultimi motivi (i cittadini comuni sono uguali davanti alla legge: per quelli speciali il Parlamento si pone sistematicamente a scudo), sarei già convinto: #iovotono .

Aggiornamento: https://www.facebook.com/groups/37941126853/permalink/10153610440566854/?comment_id=10153610471116854&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R5%22%7D

Non è che scrivendo che «oggi vi assumete la responsabilità di votare No, senza alcun valido motivo», improvvisamente i motivi scompaiono: tanto per dire, tutti i presidenti della Corte Costituzionale sono per il no. Aggiungo che abbiamo aspettato di diventare un paese normale dai tempi di Massimo D'Alema e della legge sul conflitto d'interessi: adesso basta, per cortesia, fuori dai conigli.