Tuareg

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domenica 15 maggio 2016

Sulle occupazioni degli extracomunitarî (?)

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/xxcaliffoxx/posts/1040791079292067?comment_id=1041113409259834&comment_tracking=%7B%22tn%22%3A%22R%22%7D

Ecco fatti e fonti.
Il viandante in vettura che, a Roma, percorrendo Via dello scalo di San Lorenzo verso Piazza di Porta Maggiore, decidesse di svoltare a destra su Via di Porta Labicana, troverebbe alla sua destra, dopo pochi metri, al civico 51, una palazzina ad angolo con Via dei Bruzi. Fino a pochi anni fa essa appariva dismessa, con i mattoni in vista, senza copertura alcuna d'intonaco: oggi dopo decenni l'intonaco è stato finalmente aggiunto, e sull'intonaco medesimo campeggiano mille scritte fatte con le bombolette. Ebbene, mi ricordo quella palazzina occupata da un gruppo di ITALIANI fin da quando ero ragazzino: se poi, da quando mi sono trasferito a Bracciano essa sia stata disoccupata, ebbene dev'essere successo perché a quella gente è stata trovata una nuova collocazione - altrimenti co'r c/\zzo che mollavano l'osso, cioè le abitazioni.
Lo stesso viandante che, percorrendo Viale Castrense verso la Circonvallazione Tiburtina, decidesse di svoltare a destra per Via Caltagirone, vedrebbe ad angolo una palazzina in condizioni trasandate ma pur sempre migliori della vecchia palazzina di Porta Labicana. Ciò perché gli occupanti si sono rimboccati le maniche: il cancelletto verde è pieno di cassette della posta, il muro di cinta è in perfetto ordine - tuttavia qualche nota stonata rimane, come l'erba alta nel giardino del cortile interno o l'assenza del numero civico all'entrata principale (il 2), quand'esso è presente all'entrata secondaria (l' 8). Ah, quasi dimenticavo: anche lì gli occupanti sono ITALIANI.
Ma allora, esistono solo gli occupanti italiani? Ovviamente no: ma è ovvio pensare che nessuno straniero si sarebbe azzardato a occupare senza sapere quale fine avesse fatta. Essi difatti hanno imparate le leggi e i diritti dagli ITALIANI, i quali all'epoca scoprirono che le case occupate possono essere mantenute reclamando lo "stato di necessità": se una casa è abbandonata, sia che si tratti di casa privata sia che si tratti di casa di un Ente pubblico, una famiglia e ancor più una famiglia con figli piccoli ha diritto di rimanere all'interno, almeno finché è offerta loro una seconda collocazione. Risultato: basta prendere di mira una famiglia, studiare le loro abitudini, aspettare che stiano, che so, due giorni dai parenti, svuotare _totalmente_ la casa presa di mira, dopodiché denunciarsi alle autorità sostenendo che, appunto, la casa fosse abbandonata. In caso di (prevedibili) contestazioni del proprietario, sarebbe la parola dell'occupante contro quella del proprietario: se poi il proprietario risultasse possidente di altro appartamento, l'occupante avrebbe fatto bingo. Peggio va nel caso di case assegnate da Enti pubblici, perché l'assegnatario si deve rivolgere all'Ente proprietario per riottenere l'assegnazione: anche in questo caso, è bingo. Specialmente in borgata (Tor Bella Monaca, Torre Gaia, Torre Angela, Torre Nova, Torre Maura, Torre Spaccata, Tor Tre Teste...) la paura di trovarsi casa occupata obbligò gli assegnatarî a mantenere in casa un membro della famiglia di sorveglianza: qualcuno ipotizzò addirittura un racket delle occupazioni da parte di bande criminali.
Come faccio a sapere tutte queste cose? Be', ho abitato da quelle parti: la prima palazzina dista dalla mia ex abitazione poco più di un chilometro, la seconda soltanto cinquecento metri. Tor Vergata si è "ripulita" grazie all'Università, altrimenti era al pari delle altre borgate sorte sulla Via Casilina, io abitavo solo più al centro. Correvano gli anni Ottanta e poi Novanta, le okkupazioni erano appannaggio di una certa parte politica, l'altra diceva pane al pane e negro al negro, mica tutto questo vocabolario viscidamente buonista: che cosa significa extracomunitario?! Anche lo statunitense, anche lo svizzero, anche il giapponese è extracomunitario, provati però ad apostrofarli così e vedi che cosa succede.
Allora, proviamo a rimettere le parole al loro posto: so ch'è un po' fascista, ma preferisco così, almeno sappiamo chi siamo. Abbiamo già detto che non si chiamano extracomunitarî, si chiamano NEGRI: anche perché il colore della pelle importa poco, bianchi o neri puzzano alla stessa maniera. Dà fastidio l'appellativo, fa troppo razzista? Ma no, suvvia, tanto mica si offendono... Ah, si offendono i bianchi. Allora chiamiamoli con un altro nome: POVERI. Così ci mettiamo dentro i migranti, i rifugiati, i profughi, i licenziati, gli anziani, i malati, i disabili, insomma tutta l'umanità che fa numero ma non conta niente.
E tu, Gino: dove ti collochi? Tra i benestanti, i possidenti, i membri della casta; oppure tra i poveri? Perché, sempre per rimettere le parole al loro posto, se appartieni al primo gruppo stai facendo LOTTA DI CLASSE, nel secondo caso stai facendo LOTTA TRA POVERI. Questo secondo è precisamente il risultato a cui puntano i benestanti, i possidenti, i membri della casta: affinché i poveri restino poveri combattendo tra loro, e i ricchi diventino sempre più ricchi e si godano lo spettacolo. Sei ovviamente libero di scegliere la collocazione che più ti piace; ma per quel poco che ti conosco, un'uscita di questo genere da parte tua mi delude.