Tuareg

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sabato 30 agosto 2014

A proposito di Alessandro Di Battista e del "terrorismo"

Pubblicato qui: https://www.facebook.com/ste.cacciat/posts/678964958856075?comment_id=681593291926575&offset=0&total_comments=18

Bene, eccoci giunti al gran giorno. Comincio col dire che mi fa piacere che ci siamo chiariti, almeno in parte. Per questo motivo, eviterò d'insistere sull'argomento precedente (non hai /letto/ quello che ho scritto, l'hai /interpretato/), e mi spiegherò un po' più approfonditamente.
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Ti faccio una domanda: in un omicidio, è più colpevole l'assassino che ha compiuto materialmente l'atto delittuoso, il mandante o il fiancheggiatore? Secondo la nostra giurisprudenza, l'assassino è il primo colpevole, ma anche il mandante è colpevole, sia pur in seconda battuta, e così il fiancheggiatore in terza. Non solo: è colpevole anche il testimone renitente, pur essendo egli elemento terzo rispetto al delitto. Quello che ho scritto nel mio intervento somiglia a questa condizione: certo, i miliziani dell'ISIS sono assassini e tagliagole, ma noi siamo colpevoli insieme a loro, perciò «chi è senza peccato scagli la prima pietra».
Dunque, che cosa ho scritto? Che «i membri dell'ISIS sono violenti, uccidono i civili, delirano di grandezza; ma nella storia si collocano in ottima compagnia». Significa che l'ISIS è l'assassino, ma non è l'unico colpevole: sarebbe troppo comodo condannare unicamente loro, specie se soltanto adesso. Ecco perché è importante conoscere i fatti: un eventuale giudizio parziale porterebbe a scelte e decisioni di parte, buone solo a far propaganda tra i proprî sodali.
Contrariamente ad Alessandro, tuttavia, eviterò di partire dall'inizio del XIX Secolo e soprattutto eviterò la Palestina (accordo Sykes-Picot, dichiarazione Balfour, accordi tra Sir Henry McMahon e Husayn ibn Ali, sharif della Mecca), per concentrarmi specificamente su Iran e Iraq; unicamente per ragioni di riduzione del testo, ché altrimenti rischierei di scrivere un trattato.
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Negli anni Cinquanta l'allora Shah di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, decise di abbandonare la linea "dura" decisa da suo padre e di concedere libertà religiosa, diritto civile, stato laico. Già allora, era il 1963, Ruhollah Khomeyni tentò una congiura contro lo Shah: il risultato fu la sua espulsione dalla Persia, e l'esilio in Francia.
Il mondo occidentale "fiutò" l'affare, e sostenne perciò l'integralismo sciita in funzione antidemocratica: sedici anni dopo il colpo di mano riuscì. Khomeyni istituì così la prima "Repubblica Islamica" della storia; tuttavia, contrariamente agli accordi presi, costui si mise a demonizzare l'Occidente, reo di aver impedita la totale rappresaglia nei confronti dello Shah che si era dimostrato riformatore e modernista. Vista la mal parata, l'Occidente si rivolse allora al vicino di casa dell'Iran, ovverosia l'Iraq.
Ai nostri occhî Saddam Hussein può sembrare un personaggio contraddittorio: pur avendo sempre dimostrato un polso di ferro, aveva in progetto anche un programma progressista e socialista che puntava alla modernizzazione e alla secolarizzazione dell'Iraq, perciò di allontanamento dall'integralismo islamico di cui tanto si vocifera negli ultimi tempi - ne sa qualcosa il seminario religioso sciita di Kerbala, che fu chiuso d'imperio da Saddam e i suoi appartenenti furono giustiziati o esiliati. Durante i suoi primi anni di governo attuò programmi di stato sociale (istruzione gratuita e obbligatoria; sanità pubblica gratuita) e di modernizzazione delle infrastrutture e dell'economia dell'Iraq, ad esempio portando l'elettricità in tutto il Paese.
In ogni caso, il resto della storia è noto: Saddam tentò di rovesciare il regime degli Ayatollah iraniani, ma la guerra si risolse sostanzialmente in un nulla di fatto. Nel tentativo di restituire lustro alla sua persona, egli tentò la riappropriazione del Quwait, con gli effetti disastrosi di cui sappiamo. *Attenzione*: il Quwait fu creato illegittimamente, grazie a un accordo tra la Gran Bretagna e l'Impero Ottomano, che però prevedeva unicamente un condominio tra le due potenze; quando l'Impero si sciolse alla fine della Prima Guerra Mondiale, gl'Inglesi si tennero la provincia sotto protettorato, anche se nessuno li aveva autorizzati.
In realtà, questi personaggi (il precedente Shah Reza Pahlavi padre, il successivo Mohammad Reza Pahlavi figlio, Ruhollah Khomeyni, Saddam Hussein) hanno sempre fatto uso di repressione, polizia, giustizia estrema - leggi pena di morte, di norma a seguito di processi sommarî. Ci dobbiamo ricordare che tutti costoro furono variamente sostenuti dai Paesi occidentali anche durante l'esercizio della propria dittatura, almeno fino a quando hanno fatto comodo.
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Ecco: tutti gli omicidî, gli assassinî, i massacri perpetrati da costoro furono largamente fiancheggiati ora dagli Stati Uniti, ora dall'Europa. Famoso è il massacro della città di Halabja deciso da Saddam, avvenuto il 16 marzo 1988 durante la guerra Iran-Iraq: il cianuro uccise circa cinquemila persone, per rappresaglia contro la popolazione curda che non aveva frapposto sufficiente resistenza al nemico iraniano. Peccato che all'epoca il Generale fosse sostenuto dagli Stati Uniti - e in parte anche dall'Unione Sovietica, che preferiva un governo laico a uno di matrice islamica: dei curdi, evidentemente, all'epoca nessuno s'interessava.
In una situazione come questa come si può buttare la croce su uno solo dei contendenti? Gli Stati Uniti, oltre a tutti i precedenti di cui ho detto, hanno già date armi all'ISIS (vedi qui http://blog.you-ng.it/2014/08/24/lisis-stata-partorita-dagli-americani-tutte-prove/ ) - ecco che cosa intendevo nel terzo capoverso, quando ho scritto che «sarebbe troppo comodo condannare unicamente loro, specie se soltanto adesso»: che cosa ritieni che accadrebbe se decidessimo di armare i curdi? Ancora più guerra, ancora più persecuzioni, ancora più massacri - i curdi si vendicherebbero sulla popolazione sunnita, a cui si unirebbero gli sciiti iracheni e probabilmente anche i loro fratelli iraniani: tutto si realizzerebbe, tranne che un'eventuale pace.
L'obiettivo dell'ISIS è quello di creare uno Stato islamico forte, in contrapposizione all'ingerenza occidentale: visti i precedenti, ti pare una cosa strana? Nei nostri libri di storia, Guglielmo Oberdan è ricordato come un martire, non come un volgare assassino, attentatore alla vita di un legittimo sovrano europeo; e che dire dei fratelli Bandiera, disertori della Marina Austriaca, che insieme con alcuni briganti tentarono di «perturbare la pubblica quiete». Certo, per raggiungere il proprio obiettivo l'ISIS adotta un protocollo barbaro, fatto di persecuzioni, assassinî, guerra: in perfetta linea con i metodi adottati nel luogo da tutti i contendenti, occidentali compresi.
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E l'Italia? Be', noi siamo nel pieno della guerra, visto che «Nel 2013 abbiamo spedito in giro per il mondo armamenti per oltre due miliardi di euro. Ai primi posti fra i nostri clienti l’Arabia Saudita, l’Algeria, ma persino Egitto e Israele. Com’è possibile che vendiamo armi a Paesi in conflitto?»: http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-made-in-italy-che-spara-in-medioriente.aspx . Per rigor di cronaca, puntualizzo che i "sistemi d'arma" possono essere sistemi radar, strumenti per lo sminamento, perfino cucine da campo, così come sistemi di difesa individuali quali elmetti, giubbotti, maschere antigas.
Tutto sarebbe regolato dalle leggi dello Stato: non potrebbero essere venduti "a casaccio", ma solo a paesi NATO o con cui esistano trattati politici e commerciali, approvati dal Parlamento; ma chi si fida? Quand'anche fosse, Israele fa parte della NATO, e ufficialmente non è in guerra perché l'Autorità Nazionale Palestinese non è uno Stato; l'Algeria è una dittatura militare, ma ufficialmente non è in guerra con altri Stati; l'Arabia Saudita è una monarchia assoluta, seconda nel mondo solo alla Cina per irrogazione di pene di morte, ma ufficialmente non è in guerra con altri; e così via.
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Un'ultima osservazione. Stefano, tu riesci a distinguere un iracheno da un curdo? Peggio, riesci a distinguere un sunnita da uno sciita? No, vero; alla stessa maniera, i miliziani dell'ISIS considerano tutti uguali gl'Italiani, i Francesi, gl'Inglesi, gli Americani, i Russi: sono cristiani, vengono da Occidente e sono interessati al petrolio - tanto basta loro per considerarci infedeli, nemici, invasori, bugiardi e doppiogiochisti. Il fatto ch'essi millantino di voler arrivare fino a Roma fa il paio con l'arrivo, materiale e già avvenuto, degli Occidentali cristiani nelle città sante islamiche.
In tutta questa gazzarra, Alessandro ha giustamente proposta l'unica soluzione pacifica percorribile: ovverosia, eliminare le ragioni della guerra dell'ISIS, dando appunto loro l'opportunità di disegnare e creare uno Stato islamico senza l'uso della forza. Per fare una cosa di questo genere, la strada è una sola: il dialogo, previa interruzione della politica imperialista e neocolonialista fin qui perseguita dagli Stati occidentali - e in buona parte anche dalla Russia.
L'alternativa sarebbe la guerra, che però sarebbe pagata soprattutto dai civili inermi. Tu, che cosa scegli?