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domenica 22 dicembre 2013

Aerobico, anaerobico... che cosa vuol dire?

Pubblicato qui: http://bracciano5stelle.org/2013/12/15/aerobico-anaerobico-che-cosa-vuol-dire/ e altrove.

Aerobico, anaerobico... che cosa vuol dire?

di Stefano Stronati - Bracciano Cinque Stelle


Qualche giorno fa, mi è capitato di scambiare due chiacchiere con un amico. Discutevamo riguardo la discarica di Cupinoro e le alternative che il MoVimento propone rispetto alle prospettive attuali, invero poco allettanti.
A un certo punto, parlando dell'ipotesi di una centrale a biogas, il mio amico pronuncia due parole terribili: «fermentazione aerobica». No, aspetta: nelle centrali a biogas, la fermentazione è anaerobica. «Va be', fa lo stesso...». Orrore: no, non fa lo stesso, sono l'uno il contrario dell'altro. «Eh, ma tu sei sempre così puntiglioso!». Sì, e ho le mie buone ragioni; ma mi rendo conto che, per chi è fuori dall'ambiente, le due parole possano sembrare identiche. Perciò mi sono deciso a creare una piccola "guida".
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Tanto tempo fa, parliamo nell'ordine dei tre miliardi di anni, il nostro pianeta era assai diverso da oggi. Innanzi tutto, c'erano solo i batterî: gli animali e le piante che conosciamo oggi sarebbero arrivati molto dopo. Oltre a questo, l'aria era priva d'ossigeno: in sua assenza, i batterî provvedevano a creare energia decomponendo le sostanze organiche, secondo un processo che oggi chiamiamo fermentazione. Le forme di vita dell'epoca vivevano, appunto, in anaerobiosi, ovvero in assenza di aria - nel senso, di ossigeno.
Circa ottocento milioni di anni fa comparvero sulla Terra i batterî azzurri (Cianobatterî, per noi saputelli). Questi batterî erano molto bene organizzati: per esempio erano capaci di fissare l'azoto atmosferico, una capacità che tuttora è impiegata per concimare il terreno con la rotazione delle colture di leguminose. La caratteristica che qui c'interessa è però la capacità di compiere la fotosintesi clorofilliana, in alcuni casi perfino meglio delle piante moderne; la fotosintesi produce notoriamente ossigeno, perciò la nascita della fotosintesi comportò il cambiamento della composizione dell'atmosfera.
La presenza dell'ossigeno nell'aria consentì una nuova strategia per produrre energia: la respirazione. Essa brucia le sostanze organiche, e genera così un'enorme quantità di energia rispetto alla precedente fermentazione; tanta produzione d'energia permise la nascita di nuove forme di vita, che piano piano soppiantarono i batterî precedenti. Questi nuovi batterî, che col tempo avrebbero dato origine alle forme animali e vegetali attuali, vivevano in aerobiosi, ovvero in presenza di aria - nel senso, di ossigeno.
I batterî "vecchî", intesi quelli capaci di vivere in assenza di ossigeno, vista la mal parata, da una parte si rifugiarono nei posti dove l'ossigeno arriva con maggiore difficoltà, generalmente in acqua; dall'altra svilupparono la produzione di sostanze capaci di uccidere i loro concorrenti. Per esempio i Cianobatterî producono una gran varietà di tossine, dette appunto Cianotossine, le quali hanno un'attività che spazia dalla paralisi della respirazione al danneggiamento del fegato.
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Le centrali a biogas hanno come obiettivo la produzione di metano: per questo motivo lavorano in assenza d'ossigeno, che altrimenti brucerebbe il metano, quindi in anaerobiosi. Esse si approvviggionano di tutto il materiale che può fermentare: rifiuti ovviamente, ma anche vegetali in decomposizione, carcasse in putrescenza, liquami zootecnici, fanghi di depurazione, scarti dell'agro-industria; materiale che è poi messo a fermentare in enormi contenitori, detti digestori. Ora, se la produzione si limitasse al metano, saremmo ben felici: ma come abbiamo visto, per produrre il gas è necessario impiegare i batterî vecchio stile, i quali sono pericolosissimi.
Al mio amico spiegai che i batterî più pericolosi sono chiamati da noi saputelli Clostridî; a questa famiglia appartengono specie assai resistenti al calore e alla disinfezione, e inoltre in grado di procurare malattie gravi: la gangrena gassosa, il tetano, il botulino - che produce la tossina più tossica finora conosciuta. I Clostridî sono presenti nel digestato, cioè nello scarto dei digestori che è successivamente smaltito nei terreni. Per questo motivo la regione Emilia-Romagna ha stabilito che il territorio di produzione del Parmigiano-Reggiano sia «non idoneo all’installazione di impianti di produzione di energia da biogas».
A questi pericoli, già da soli in grado di destare sconcerto, si aggiunge il tanfo pestilenziale dei residui della fermentazione. Mentre la respirazione brucia completamente le sostanze organiche, generando così anidride carbonica, acqua e sostanze inerti, la fermentazione anaerobica al contrario le decompone. Le sostanze decomposte sono gravemente tossiche (principalmente solfuri organici e ammine organiche), e ai nostri sensi sono proprio ripugnanti: la natura ci ha resi particolarmente sensibili, per evitare che ce ne cibassimo.
Mi spiego meglio: il digestato sta alle centrali a biogas così come la cacca sta all'essere umano. Nell'intestino, infatti, si rifugiano alcuni batterî che sfruttano l'assenza di ossigeno per sopravvivere. Il più famoso si chiama Escherichia coli; anche per lui, alcune varietà sono tossiche e causa di malattie intestinali ed extra-intestinali come diarrea, dissenteria, infezioni del tratto urinario, meningite, peritonite, setticemia e polmonite.
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Concludo questo componimento con un suggerimento: fare sempre molta attenzione. Mai come in questo caso il bene e il male si avvicinano: bastano due lettere per passare dal paradiso all'inferno. L'informazione, la coscienza, la vigilanza sono gli strumenti a disposizione dei cittadini per evitare che appunto il male si appropri il futuro; perché una volta costruita, una centrale a biogas rischia di essere per sempre, o almeno molto a lungo.

14 dicembre 2013