Tuareg

Tuareg
Tuareg

lunedì 22 ottobre 2012

Le 24 ore settimanali

Postato qui: http://www.lavagnataquotidiana.org/2012/10/le-24-ore-settimanali-sfogo.html

Innanzi tutto mi presento: il mio nome è Stefano Stronati, ho quarantasei anni, sono un assistente tecnico, oggi in servizio presso il Liceo Scientifico "Ignazio Vian" di Bracciano. Adesso comincia la rissa. Dalla mia posizione privilegiata, e cioè vicina ma separata dal corpo docente, ho potuto osservare questo mondo strano per vent'anni; e sono giunto a una conclusione totalmente controcorrente rispetto all'idea che avevo all'inizio della mia carriera. La colpa, e voglio proprio usare la parola "colpa", è vostra. Ben vi sta.

Ho fatto sindacato per quindici anni nel mondo della scuola - superiore, nel mio caso: sindacalismo indipendente, combattivo, risoluto. Ho trovate solo accidia, rassegnazione, lamentela fine a sé stessa - fatte salve le solite, rare, onnipresenti eccezioni. Oggi, chiuso nella cella mentale in cima al mio eremo psicologico, rivedo le mie esperienze nei pochissimi colleghi di buona volontà appena assunti, i quali partono con la medesima carica, speranza, disposizione che profusi all'epoca, ma scoprono molto prima di quanto io abbia fatto quale razza di "muro di gomma" (citazione di una cara ragazza, tanto intelligente quanto buona d'animo) costituisca l'essenza dell'autonominata casta sacerdotale del personale docente. Una per tutte, alle manifestazioni sono più gli studenti dei docenti: solo per questo ci dovremmo scusare con loro, e ringraziarli; e fare un piccolo esame di coscienza.

Ho preconizzata la situazione attuale già vent'anni fa, quando il D.L.vo n. 29 del 3 febbraio 1993 annunciò in pompa magna la "Razionalizzazione della organizzazione delle Amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego": colleghi, amici, professori, come volete essere chiamati? guardate che, tradotta dal politichese, questa roboante prosopopea è l'anticamera del licenziamento per i dipendenti pubblici. Dopo quindici anni di riunioni - snobbate, assemblee - deserte, spiegazioni - perdute, ho gettata la spugna: con questa debolezza di volontà siamo destinati al cassonetto. Eccoci arrivati alla penultima fermata: l'ultima sarà la trasformazione dell'istituzione Scuola in un mero servizio al pubblico. Volete un'altra profezia, tanto facile quanto ripugnante? I clienti-studenti potranno acquistare pacchetti separati di lezioni, studiare la materia che lor piace ed evitare la più difficile, la più noiosa, la meno utile: a cominciare dalla bestia nera, la Matematica. Il Liceo diventerà come la pizzeria: mi dia un pezzo con i funghi, vorrei un corso di disegno - disegno tecnico? hai fatta geometria? - che cosa ha capito, io voglio fare i fumetti. Vedrete, ci sarà sempre un docente disponibile a vendere un'altra fettina di dignità.

Che delusione, che dolore, che rabbia ripercorrere la mia esperienza. Quale immenso dispiacere verificare quale razza di miserabile situazione si sia venuta a creare col tempo nella scuola, e come sia potuto accadere. Litigate furibonde in Collegio dei Docenti per ottenere il sabato libero; pronazioni e prostituzioni d'ogni sorta, pur di accaparrare qualche spicciolo in più del collega; capolavori di fantasia comica trasformati in progetti, o peggio in viaggi d'istruzione, per identificare i quali ultimi gli studenti usano da anni il più appropriato termine "gita"; pedonaglie di adolescenti abbandonati allo stato brado perché "è sonata" - sì, al chiaro di luna: come se l'educazione, il rispetto, l'igiene valessero solo durante quei sessanta minuti, ben che vada. Soprattutto, quantitativi sterminati di fotocopie, per dimostrare di aver "prodotte" lezioni. Quando esposi l'idea di creare un "prodotto" nostro, plurimateria e multimediale, sotto l'egida dell'Istituto, fui guardato come se avessi proposta la riesumazione del corpo di Napoleone. Quante volte ho ripensato ai poveri Saguntini, che disperatamente tentarono di tenere la posizione, convinti che prima o poi le armate romane sarebbero arrivate.

Oramai che cosa possiamo più dire, fare, sperare? I genitori, talvolta perfino più ignoranti dei figli («A prêsso', damoje 'sto sei a' regazzino mio!»; signora, guardi che il suo "ragazzino" innanzi tutto ha ventun anni, poi è alto un metro e novanta e infine pesa centodieci chili: quello non è un ragazzino, è un bisonte su due piedi), ci vedono più come un ostacolo verso il sospirato pezzo di carta, quando non come sfaticati privilegiati; gli studenti, nella situazione rosea combattono più di noi - ma sarebbe infamante contare sulle truppe di rincalzo; altrimenti, da giovani qual sono, profittano della situazione, e pace. La politica da tempo guarda al mondo dell'istruzione come i Bassotti guardano al deposito di Zio Paperone da saccheggiare - e in ogni caso, certi nomi fanno venire la nausea: Gelmini, Fioroni, Moratti, Di Mauro, Berlinguer... Pensare che l'attuale ministro, Francesco Profumo (oltre a essere stato membro del Consiglio di Amministrazione del Sole 24 Ore, di Unicredit, di Reply, di FIDIA S.p.A., di Telecom Italia e basta ché mi sento male), sarebbe il "ministro tecnico" della serie. Alla faccia della tecnica.

Quanto ai colleghi, sembra proprio che più sono vessati, meno protestano. In Italia, la percentuale del PIL destinata all'istruzione è al ventinovesimo posto sui trentaquattro Paesi OCSE: nel 2008, l'Italia ha speso il 4,8% del PIL per l'istruzione, ovvero l' 1,3% in meno rispetto alla media OCSE, che invece è del 6,1%; fra il 2000 e il 2008, la spesa sostenuta dagl'Istituti d'istruzione per studente nei cicli di livello primario, secondario e post-secondario non universitario è aumentata solo del 6% rispetto alla media OCSE del 34%; stessa sinfonia per l'università, la spesa per studente è aumentata di 8 punti percentuali, anch'essa inferiore alla media OCSE che è di 14 punti. Ecco, il sindacalista torna a parlare. Eppure, per protestare basterebbe anche solo applicare la legge sulla sicurezza: quanti Istituti, quante classi, quante palestre sono fuori norma? quante volte, nei miei sogni erotici più spinti, ho sentite frasi tipo «io mi rifiuto di tenere lezione in questo tugurio»; quante volte ho agognata la redazione di un documento che informasse i genitori che «a causa dei ripetuti tagli alla spesa pubblica, perpetrati dai governi che si sono succeduti negli anni, quest'Istituto si trova costretto a ridurre la propria offerta formativa»; quante volte ho disperato di vedere una scuola totalmente chiusa per sciopero, con dentro solo il Dirigente ridotto a unica, triste, desolata presenza.

Invece niente. Una caterva di scusanti e di frasi fatte esondano dalle bocche dei colleghi: per carità, non possiamo interrompere la continuità didattica, altrimenti come arriviamo alla fine dell'anno. Bene, allora hanno ragione i politici: tanto vale tagliare, licenziare, ridurre, dal momento che i docenti lavorano sempre e comunque. Sarà mica paura? che so, di deludere il sindacato, il partito, il governo, i genitori, gli studenti, ditemi qualora avessi dimenticato qualcuno; di essere identificati, di dover rispondere delle proprie azioni, di perdere chissà quale aura di santo candore - vedi la lettera ai genitori del paragrafo precedente: hai voglia a proporre un testo che criticasse il taglio di fondi in genere, per evitare citazioni in specifico che avrebbero potuto spaccare il personale lungo la linea della fede politica. Visto che tanto mi odierà anche chi legge questo spazio, così come mi hanno odiato i colleghi dove ho lavorato, concludo: i docenti sono borghesi, altezzosi, presuntuosi, nella maggior parte dei casi hanno presa la laurea studiando dentro una stanza di quattro per quattro metri, e anche quando hanno dovuto sudare sono rimasti vigliacchi, ignavi, conformisti. Avanti, ribattete: no! io non sono come gli altri, io ho fatto questo e questo... sì, certo, come no: sapete, anche queste sono frasi fatte.

Tutto sommato, è giusto che gl'insegnanti oggi paghino per i pochi, miserevoli, risibili privilegi di categoria: l'assenza di un organo di rappresentanza (un Ordine degl'Insegnanti, o un Consiglio dell'Istruzione, all'anglosassone), che potesse da un lato rispondere agli attacchi della politica in maniera unitaria, dall'altra indagare sull'operato dei colleghi, e magari allontanare le eventuali mele marce; la "protezione" del sindacato, che in cambio della rinuncia all'Ordine promise ai docenti l'intoccabilità del loro piccolo regno; la connivenza delle Case Editrici, pronte a qualsiasi blandizia pur di accaparrare la clientela studentesca - ma almeno, esse sono aziende private, da loro mi aspetto l'atteggiamento utilitarista. Le conseguenze sono il pregiudizio dei docenti inerti e nullafacenti - be', sull'inerzia sono d'accordo; la proposizione e redazione del Codice Deontologico della Professione Docente da gente che nulla ha da spartire con la docenza, da monsignor Ersilio Tonini al ministro (!) Gabriella Carlucci; e appunto, la svendita della categoria da parte della politica e del sindacato, forti dell'appoggio popolare.

Il pensiero più alto è ovviamente rivolto alle menti sveglie, siano essi studenti volenterosi, docenti motivati, genitori saggi, imprenditori onesti - tutte categorie in corso di estinzione; i quali vorrebbero ricevere dal mondo dell'Istruzione quel valore aggiunto, quella scintilla, quella personalità capace di andare oltre il noioso nozionismo. Io, nonostante tutto, tento ancora di reagire - ai miei studenti ricordo sempre che «la sufficienza è il trionfo del fallimento»; tuttavia, capisco le ragioni di chi oggi si sia ridotto a elargire promozioni sempre più risicate a chi si fa bastare il pezzo di carta. Da un lato, “così fan tutti”; dall'altro, se il popolo urla «crucifige!», ancorché dinanzi allo specchio, chi siamo noi per negare il buon diritto di rovinare la propria esistenza? Basta combattere, anch'io mi posso lavare le mani del problema; anche se la cosa mi provoca un'immensa tristezza.